Gioco
«Un distretto dei rifiuti fuori città»
L’assessore Grassi insiste sul trasferimento dell’azienda, auspicato anche da Bartalucci (presidente di circoscrizione)
LIVORNO. Il trasferimento della Lonzi metalli è un punto prioritario per Comune e Provincia. E lo è ancora di più dopo il rogo, l’ennesimo, che ha distrutto venti tonnellate di rifiuti non pericolosi (carta, cartone, stoffe e tanta plastica). Un rogo che secondo l’azienda è di origine dolosa - ma questo dovranno stabilirlo gli inquirenti - e che giovedì mattina ha liberato sul cielo della città una enorme nube maleodorante. Subito dopo l’incendio il Comune, in attesa delle rilevazioni di Arpat sui livelli di diossina e Ipa (idrocarburi che si liberano durante la combustione dei rifiuti), ha emanato un’ordinanza in cui invita i cittadini che risiedono nell’arco di 300 mteri dalla ditta di smaltimento rifiuti a lavare bene frutta e verdura raccolta in zona e a non mangiare cereali coltivati nella stessa area.Il rogo di giovedì impone, secondo le istituzioni, un’accelerata nel percorso di trasferimento della Lonzi. Un trasferimento per cui Comune, Provincia e Lonzi avevano già firmato un protocollo di intesa nel giugno di due anni fa.
Di delocalizzazione parla Daniela Bartalucci, presidente della circoscrizione 1, che nei mesi scorsi ha effettuato un sopralluogo esterno e negli impianti dell’azienda in via del Limone. «Abbiamo dato parere positivo - dice Bartalucci - alla modifica del vecchio piano regolatore, e auspichiamo la delocalizzazione dell’attività». Non solo, lunedì mattina in consiglio di circoscrizione c’è all’ordine del giorno la discussione di una petizione presentata da una quarantina di abitanti di via del Limone che chiedono il trasferimento della ditta. «Assumeremo e trasmetteremo questa petizione - conclude Bartalucci - con un ordine del giorno in cui si chiederà che le procedure per ottenere una variante urbanistica e il successivo trasferimento siano veloci».
Fa riferimento a un’area di delocalizzazione ben precisa - Puntone del vallino - Nicola Nista, assessore provinciale all’ambiente. «Lonzi - dice Nista - ha ipotizzati un trasferimento nell’area del Puntone perché esiste un più ampio progetto di insediamento aziendale, indipendente da Lonzi. So che da parte dell’azienda l’ipotesi di trasferirsi è ancora valida, ma quell’area ad oggi non è a disposizione perché mancano gli strumenti urbanistici per adeguarla». Nista chiarisce che entro luglio è previsto un incontro con l’assessore comunale all’urbanistica «per fare il punto e capire se è possibile accelerare il trasferimento e dare esecuzione più rapida al protocollo del 2010. Come Provincia vogliamo chiudere una serie di partite, tra le quali anche questa della delocalizzazione».
Che il trasferimento sia fondamentale lo sottolinea anche l’assessore comunale Mauro Grassi, che sull’idea del Puntone taglia corto («è una delle ipotesi») e invece insiste sulla creazione di un distretto dei rifiuti.«Il sindaco - dice Grassi - mi ha dato mandato di affrontare in modo prioritario la questione di allontanare le aziende di rifiuti dall’area urbana, senza bisogno di eliminarle perché creano economia e occupazione».
Sulla collocazione di questo distretto dei rifiuti («in cui potrebbero andare Lonzi, Rari e altre piccole realtà che trattano materiali di scarto», insiste Grassi), l’assessore non dà chiarimenti. «L’idea - conclude Grassi - è innovativa. Il Puntone se si pensa a un distretto è una zona troppo limitata. Mi sto apprestando a redigere il piano strutturale, penserei a un’area capiente per tutte le realtà che trattano rifiuti. Insisto sul fatto che la volontà del Comune di trovare un luogo adeguato e quella del privato di andarsene devono essere regolate da una corretta analisi finanziaria, è necessario trovare risorse non pubbliche. Generalmente queste operazioni si fanno con i mezzi urbanistici alla luce sole, senza che il privato ne tragga alcun guadagno».
Anna Cecchini
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