Gioco
Ora l’ingresso è mal posizionato, lo cambieremo raddoppiandolo
LIVORNO. «Il nostro porto ha ereditato la diga curvilinea dalla seconda metà dell’Ottocento: adesso le navi sono lunghe più del triplo di allora». Basterebbe quest’identikit dell’ingegner Umberto...
LIVORNO. «Il nostro porto ha ereditato la diga curvilinea dalla seconda metà dell’Ottocento: adesso le navi sono lunghe più del triplo di allora». Basterebbe quest’identikit dell’ingegner Umberto Campana (Authority) per capire quant’è difficile muoversi in porto: nel canale d’accesso alla Darsena Toscana di fatto le navi per passare hanno tutt’al più 15 metri per parte. Come parcheggiare un Tir in via dell’Angiolo.
Lo ripete anche il prof. Alberto Noli, capo del pool che ha progettato il Prg portuale livornese: l’imboccatura sud è tecnicamente un guaio perché, all’opposto di quel che serve in teoria, obbliga a una “sterzata” secca di 90 gradi.
Dopo una carrellata storica sulle progettazioni precedenti, il progettista arriva al Prg attuale segnalando una lunghissima sequenza di successivi aggiustamenti. L’ultimo dei quali prevede: 1) una doppia imboccatura anche a nord; 2) sull’espansione a mare creata in gran parte con la doppia vasca di colmata, meglio ritagliare vicino alla foce una darsenetta ad uso della (futuribile?) navigabilità dello Scolmatore; 3) una darsena petroli spostata ancor più all’esterno «così da allontanare al massimo il rischio per la città».
«Il nostro porto è malato e non si guarisce con gli auspici», dice l’imprenditore Wladimiro Benedetti. «Ok la difesa dell’ambiente ma non possiamo andare sempre con il freno a mano tirato. Le infrastrutture non vanno dimensionate all’oggi ma a un traguardo di sviluppo. Un esempio? Bisogna raddoppiare la Fi-Pi-Li».
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