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La tesi di Rossignolo: «Alla fine la politica mi ha lasciato solo»
Il patron della De Tomaso risponde al Gip dopo l’arresto «La fideiussione falsa? Per me era autentica»
INVIATO A TORINO. Stringe mani, sorride e uscendo dall’aula 42 sistema l’immancabile doppiopetto grigio prima di allontanarsi scortato da due finanzieri in borghese. Se non fosse perché la stanza è quella al piano terra del tribunale di Torino, l’immagine di Gianmario Rossignolo, 82 anni, dall’alba di giovedì agli arresti domiciliari per una presunta maxi truffa ai danni dello Stato, è la stessa di quando prometteva «l’auto del futuro», «mirabolanti nuove tecnologie» e «migliaia di posti di lavoro per gli operai degli stabilimenti di Guasticce e Grugliasco».
L’ex numero uno tra le altre di colossi come Telecom e Zanussi, parla e si difende per quasi un’ora davanti al giudice Maria Francesca Christillin dalle accuse che hanno portato in carcere anche il suo braccio destro, il manager livornese Claudio Degrate, 57 anni, scarcerato ieri, e il broker bergamasco Christian Limonta, 33, considerato il falsario che avrebbe prodotto la polizza tarocca firmata Confidi Mutual Credito in cambio di una maxi provvigione da 1,5 milioni di euro, in parte restituita a persone vicine alla De Tomaso, tra i quali Rossignolo junior.
L’ingegnere di Moncalieri, durante l’interrogatorio, tira in ballo la politica: «Mi ha lasciato solo dopo tante promesse, anche scritte». Giura che per lui quella fideiussione di oltre 7,6 milioni di euro depositata al Ministero a garanzia dei finanziamenti pubblici per corsi di formazione mai organizzati «era buona, autentica insomma». Racconta che la prima tranche di soldi pubblici incassati è servita per «mettere le cose a posto, che il piano industriale era triennale» e che nell’operazione di rilancio della De Tomaso automobili spa ci ha rimesso «undici milioni di euro in prima persona e una casa di mia moglie che ha ipotecato».
Il ritratto che gli investigatori hanno fatto di lui nelle diciassette pagine dell’ordinanza di custodia cautelare è tutto il contrario di quello di una vittima inconsapevole. Tanto che l’inchiesta si sta allargando e punta verso Livorno per verificare l’uso di altri finanziamenti pubblici versati alla Spa sulla quale è nell’aria anche un’indagine per bancarotta fraudolenta dopo il doppio fallimento.
Il gip, non a caso, descrive Gianmario Rossignolo come «il principale protagonista del proclamato rilancio, con De Tomaso, della produzione di autoveicoli di qualità». E nonostante l’operazione del finanziamento sia stata eseguita in prima persona dal Degrate, «non può essere messo in dubbio il suo pieno coinvolgimento». L’ingegnere, infatti, era «il promotore dell’iniziativa», «avanzava personalmente le richieste». Come quella che ha portato ad incassare altre 5,7 milioni di euro attraverso il progetto Univis sul quale la finanza ha aperto un’indagine. Insomma era il «centro propulsore per la percezione dei contributi, il percettore degli stessi e il gestore dei fondi così ottenuti e dirottati per finalità illecite». Sarebbe stato Rossignolo a disporre il bonifico bancario di 1.536.000 euro verso il broker quando per un servizio simile le agenzie chiedono al massimo 300mila euro. Forse è per tutte queste incongruenze che il giudice ha rifiutato la richiesta di scarcerazione presentata dal suo legale al termine dell’udienza.
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