Il Tirreno

Livorno

Gallanti punta sul “porto fuori dal porto”

di Mauro Zucchelli
Gallanti punta sul “porto fuori dal porto”

L’Authority mette lo zampino a Guasticce (come aveva tentato Marcucci). Sulle banchine gli occhi della grande finanza

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LIVORNO. Altro che “gnomi della finanza”, hanno le spalle (finanziarie) più grosse dell’Incredibile Hulk e stanno sbarcando nei porti: compreso Livorno. Anche se siamo ancora lontani da quel che accade nei super-porti del Nord Europa, al centro degli appetiti delle grandi banche d’affari internazionali in grado di muovere valanghe di dollari così come i fondi sovrani di emiri o altri soggetti che non amano granché gli affanni delle democrazie occidentali.

È lo scenario che Giuliano Gallanti, presidente dell’Authority, squaderna davanti agli occhi degli ingegneri radunati al Grand Hotel Palazzo per un convegno sul Prg del porto, il terzo di una serie su scala nazionale: dedicato a Enrico Mostardi – annuncia il presidente dell’Ordine, Giovanni Ciaponi – che non era solo il decano degli ingegneri ma anche un tecnico che per il nostro porto ha sfornato tante idee e progetti.

Ma Gallanti fa tornare sul tavolo anche l’idea del “porto fuori dal porto”: la si chiami “porto esteso”, “banchina lunghissima” o come altro volete, non è una novità che l’Authority guardi all’interporto di Guasticce come al “giardino”, anzi al magazzino “di casa”. Non avvertite l’eco di quel che fece il suo predecessore Nereo Marcucci nel 2002 quando lanciò una sorta di ”Opa” sull’interporto grazie ai rilevantissimi finanziamenti che quella stagione dei governi di centrosinistra destinò a Livorno.

Marcucci puntò a usare gli strumenti del mercato – l’acquisto di aree con moneta sonante – per estendere il raggio d’azione del porto, che invece subì l’altolà della Regione. Non è una questioncella neanche oggi: la geografia ci ha dato quella enorme piana che è uno dei reali vantaggi competitivi che abbiamo, solo che il porto la vorrebbe per sé e, ad esempio il Comune di Collesalvetti (che ne ha la competenza territoriale) la vorrebbe anche come area per industrie.

Non è dunque per farsi un giro di valzer che l’Authority, da un lato, è entrata nel consiglio d’amministrazione dell’interporto e, dall’altro, si è alleata alle Dogane per risolvere gli intoppi fiscali che derivano da questo “allungamento” della banchina fin dentro l’entroterra. Un doppio salto in avanti dell’Authority che sulla piana di Guasticce conquista la scena mentre manda i primi vagiti il nuovo vertice della società interportuale e l’azionista di maggioranza (Monte Paschi) è lì a leccarsi le ferite fra la voglia di cedere la propria quota e l’intenzione di non svenderla.

Quest’attivismo sul fronte di Guasticce ha molto a che vedere proprio con la strategia con cui Gallanti vuol rafforzare il ruolo dell’Authority davanti alle pressioni dei grandi colossi mondiali: macché semplici “amministratori di condominio”, meglio un ruolo pubblico attivo in porto.

«Dobbiamo avere il coraggio di dare risposte a domande che in passato avevamo allontanato perché scomode»: è il tasto sul quale insiste il sindaco Alessandro Cosimi per rimarcare che il Prg del porto («che cammina praticamente in tandem con il nuovo disegno urbanistico della città) offre agli investitori il quadro di riferimento sul quale misurarsi. Giorgio Kutufà, presidente della Provincia, lo dice così: «Non è più il tempo del giorno per giorno: non è flessibilità, è autogol».

È impietoso l’ultimo dossier della Cassa Depositi e Prestiti: il settimo-ottavo porto italiano è nel Nord Europa, arrivano in Italia da Rotterdam, Amburgo o Anversa 400mila teu di container ogni anno (perché più conveniente anche se dall’Asia ci vogliono 4-5 giorni di navigazione in più e la distanza è almeno 5 volte maggiore). Per capirci: Padova interporto ha quasi la metà dei propri traffici con gli scali nordeuropei, sette volte di più di quanto spedisce o riceve via Livorno, come ha spiegato Francesco Ghio (Authority) in una relazione impietosa.

In tanti guai, però, la relazione di Alessandro Andrei (Ferrovie Rfi) dà le ali a una indiscrezione: in autunno selezionati i cosiddetti “porti core” sui quali concentrare gli investimenti: e Livorno risulta nella lista, Ma intanto continua ad avere l’80% delle proprie merci in arrivo da non più di 100 chilometri: troppo poco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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