Il Tirreno

Livorno

E ora l’inchiesta punta su Livorno

di Federico Lazzotti
E ora l’inchiesta punta su Livorno

Inquirenti al lavoro su computer e documenti sequestrati nella sede di via March, ai raggi x finanziamenti e investimenti

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INVIATO A TORINO. È una scia di soldi pubblici e finanziamenti sospetti per milioni di euro quella che Gianmario Rossignolo, 82 anni, lascia dietro di sé uscendo dall’aula 42 del tribunale di Torino scortato da due finanzieri in borghese che lo riporteranno nella sua villa di Vignale Monferrato, nell’alessandrino, dove l’ingegnere ha deciso di trascorrere gli arresti domiciliari.

L’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Maria Francesca Christallin, è durato poco meno di un’ora ed è finito poco prima delle 10,30, ma l’inchiesta sui presunti raggiri messi in atto dai vertici della De Tomaso automobili spa sembra solo all’inizio.

L’indagine – confermano fonti investigative – adesso punta dritto su Livorno dove la società, fallita due volte in una settimana, ha la sua sede legale, al numero 14 di via March e dove è stato aperto lo stato passivo, mentre i documenti del crac finanziario sono arrivati alla Procura labronica solo qualche giorno fa.

È nel quartier generale della De Tomaso, nella zona industriale del Picchianti, che le fiamme gialle piemontesi si sono presentate all’alba di giovedì sequestrando «materiale interessante» prima di arrestare il vice presidente Claudio Degrate, scarcerato ieri, e il broker Christian Limonta accusato di aver falsificato la polizza fideiussoria con la quale la spa è riuscita ad assicurarsi fondi ministeriali per 7,6 milioni di euro da utilizzare per corsi di formazione mai effettuati. E ricevendo in cambio una maxi provvigione pari a oltre un quinto del totale che avrebbe poi versato sui conti dei vertici De Tomaso, a cominciare da Rossignolo junior.

Come è stato utilizzato il prestito obbligazionale di 2,4 milioni di euro sottoscritto da Fidi Toscana e Spil? E i 2,5 milioni che la Regione Piemonte doveva versare per l’avveniristico progetto tecnologico Univis? E quelli dell’Unione Europea? Sono queste alcune delle domande che aleggiano come spettri nell’ordinanza di custodia cautelare. Fondamenta, è il sospetto, per future inchieste, a cominciare da quella che sarà aperta per bancarotta fraudolenta.

Scrivono i pubblici ministeri Alberto Perduca e Vincenzo Pacileo nella premessa che anticipa la richiesta delle misure cautelari per i tre indagati: «Il destino della De Tomaso è inesorabilmente segnato dall’azzeramento completo del capitale sociale, determinato da una colossale perdita di oltre 23 milioni di euro». Ma nonostante la società sia «decotta e votata al fallimento», Rossignolo e Degrate avrebbero pianificato raggiri per «procurarsi ingenti somme».

L’intento sarebbe stato quello di «lucrare le ulteriori rate dei contributi pubblici già deliberati e addirittura di ottenerne di nuovi (il 20 giugno scorso si parlava di 55 milioni di euro in arrivo dalla Regione Piemonte)». Ecco perché «esiste un concreto pericolo di reiterazione del reato (in parte tramontato dopo il fallimento ndr)».

In particolare gli investigatori fanno riferimento al progetto Univis, tecnologia al servizio dell’auto, per il quale il 27 agosto di due anni fa la Regione Piemonte ha firmato un impegno di spesa pari a 2,5 milioni di euro. Su questo scrivono, sono in corso accertamenti. Ma non è la sola pratica che sarà analizzata ai raggi x.

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