Il Tirreno

Livorno

Un manager livornese dietro i soldi di Rossignolo

di Federico Lazzotti
Un manager livornese dietro i soldi di Rossignolo

È stato arrestato con l’accusa di aver realizzato la polizza falsa che ha permesso all’imprenditore di accedere ai finanziamenti milionari

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INVIATO A TORINO. I suoi collaboratori raccontano che l'estate scorsa si vantasse di aver sottoscritto la polizza – falsa secondo gli inquirenti – con la quale la De Tomaso Automobili spa aveva ottenuto un finanziamento pubblico di oltre 7,6 milioni di euro che dovevano servire per la formazione degli oltre mille dipendenti degli stabilimenti di Guasticce e Grugliasco dove doveva nascere l'auto del futuro e che invece sarebbero finiti altrove.

Claudio Degrate, 57 anni, livornese, ora è nel carcere torinese delle Vallette, arrestato ieri all'alba nella sua casa di via Don Ganucci con l'accusa di truffa aggravata in concorso ai danni dello Stato insieme al numero uno della De Tomaso, GianMario Rossignolo, 82, e Christian Limonta, 33, il broker che avrebbe falsificato la polizza da depositare al ministero a garanzia del finanziamento ricevendo in cambio una maxi provvigione da un milione e mezzo di euro. E' stato lo stesso manager livornese ad aprire le porte della sede legale della De Tomaso, in via Maggi, ai finanzieri arrivati dal Piemonte .

Secondo gli investigatori coordinati dai pubblici ministeri Alberto Perduca e Vincenzo Pacileo, sarebbe Degrate la figura chiave del raggiro. «Aveva l'incarico di relazionarsi con la Commissione europea, il Ministero e con le autorità regionali per l'ottenimento dei contributi pubblici e l'avvio del progetto». Aggiunge il gip Francesca Christillin nell'ordinanza di custodia cautelare: «È colui che ha materialmente consegnato la polizza falsa al ministero». Come poteva non sapere, si domandano gli inquirenti. Il giorno della consegna della (falsa) fideiussione della Confidi Mutual Credito, il 25 luglio dello scorso anno, in qualità di vice presidente delle risorse umane, ha formulato la richiesta formale al Ministero «del pagamento di un anticipo di 7,6 milioni di euro, pari al 40% dei finanziamenti pattuiti con la Regione Toscana e Piemonte, da accreditare sul conto della società acceso presso la Banca Patrimoni di Torino». Allegato alla documentazione – si legge sempre nell'ordinanza – anche un atto con il quale si attestava che la firma era stata fatta dal presidente della finanziaria alla presenza di un notaio. Due particolari smentiti dal banchiere e dal professionista davanti agli inquirenti.

Il ruolo di Degrate emergerebbe anche dalle testimonianze di chi in questi anni ha lavorato al suo fianco. Racconta una dipendente della De Tomaso: era Degrate a essersi occupato della polizza («si vantava di essere riuscito ad ottenerla nonostante i rifiuti di diversi istituti di credito, poiché si erano accorti di essere stati inseriti nella lista nera dei clienti poco affidabili»).

Sia GianMario Rossignolo che Claudio Degrate sono difesi dall'avvocato Massimo Girardi che stamani salirà a Torino per assistere i due durante l'interrogatorio di garanzia: «Degrate – spiega il legale – ha depositato la fideiussione pensando che fosse vera a garanzia dell'investimento. La De Tomaso era in difficoltà ed è vero che molte compagnie avevano rifiutato di effettuare la fideiussione, ma la Confidi era tra quelle abilitate dallo stesso Ministero. E poi i soldi sono stati investiti per garantire l'apertura dei due stabilimenti di Guasticce e Grugliasco». Una versione opposta a quella degli investigatori, convinti che i milioni siano finiti per servizi e consulenze, nelle tasche della famiglia Rossignolo e per gli stipendi dei dipendenti e non per la formazione dei mille operai.

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