Sicurezza
Nube tossica sulla città
Allarme all’alba per i gas sprigionati dal rogo di plastiche e carta
LIVORNO. È successo di nuovo. Livorno s’è svegliata sotto una nuvola grigia che s’è impossessata del cielo terso sin dall’alba. Una cappa maleodorante e nociva che ha invaso la città da nord a sud, anche favorita dai venti. È stato questo il primo risultato tangibile, o forse sarebbe meglio dire, respirabile, di un mega incendio alla Lonzi metalli, ditta di recupero e smaltimento di rifiuti in via del Limone 76. Il rogo, quasi sicuramente doloso, è scoppiato alle 5.15 e ha interessato venti tonnellate di rifiuti non pericolosi di scarto, appena imballati dall’impianto di selezione dell’azienda. A bruciare, i resti del multimateriale che arriva alla Lonzi dalle campane e dalle isole ecologiche dell’Aamps: stracci, carta, cartone, ma soprattutto plastica. È questo il materiale che più preoccupa i cittadini in quanto dalla sua combustione potrebbero essersi orginato un livello elevato di sostanze tossiche e inquinanti quali diossina e idrocarburi policiclici aromatici (ipa). Saranno i prelievi dell’Arpat a far luce sulle conseguenze che il rogo ha avuto sulla qualità dell’aria. Preoccupazione fra i cittadini che dalla prima mattina hanno chiamato il 115 e 118. Nessun malore.
Intanto ieri per dieci ore, fino alle 16, i vigili del fuoco hanno lavorato prima per estinguere le fiamme, e poi per bonificare le balle di rifiuti, operazione non facile considerando che i materiali di scarto erano stati ben pressati. In pochi minuti alla Puzzolente sono intervenute due squadre dei vigili del fuoco da Livorno con tre mezzi più un’altra arrivata da Pisa. Inoltre, per sedare le fiamme sono servite anche autobotti private della Lonzi. La ditta, a fine giornata, è arrivata a dover smaltire sessanta metri cubi di acqua diventata percolato e quindi considerata rifiuto.
A dare l’allarme è stato il vigilante che sorveglia la struttura di notte: ha visto le fiamme e ha chiamato la titolare, Anna Mancini, e il 115. Come ricostruito dai vigili del fuoco, le fiamme sono partite dal confine esterno della ditta: si tratta di un muretto in cemento sovrastato da una rete metallica protetta da un telo. Sotto al muro perimetrale erano sistemati dei materassi e poi lacune decine di tonnellate di balle. Le fiamme dai materassi hanno invaso le balle. E presto il fuoco s’è propagato da un fagotto all’altro fino a sfiorare lo stesso impianto di selezione dei rifiuti, del valore di 5 milioni di euro. Si tratta di una complessa macchina all’interno della quale c’è un rullo si cui scorrono i rifiuti. Questi vengono divisi per categoria e poi espulsi da bocchettoni diversi, dopo essere passati attraverso cabine dove operatori della Lonzi effettuano una più accurata selezione manuale tra materiali di scarto e pezzi reciclabili. I due tipi di oggetti poi vengono imballati da un altro ramo della macchina che impacchetta sia la parte buona sia quella da eliminare. A pochi passi dal rogo c’erano anche decine di tonnellate di carta già recuperata. «Se il fuoco avesse coinvolto anche la carta - dice la referente tecnica dell’azienda, Stefania Fulceri - sarebbe stato un distastro». L’attività dell’impianto (in uscita) è stata sospesa.
Ancora da chiarire le cause del rogo. Tutto fa pensare che sia doloso: quel tipo di materiale non è soggetto ad autocombustione. Inoltre, il materiale bruciato era passato attraverso una vasca di lavaggio nell’acqua e quindi difficilmente avrebbe potuto prendere fuoco da sola. I pompieri hanno cercato possibili inneschi ma senza trovare niente di utile. Sono in corso indagini: non è escluso che qualcuno abbia potuto gettare una sigaretta o un innesco dal muro esterno. Il materiale distrutto dalle fiamme, dopo la bonifica, è stato messo in contenitori dove dovrà essere analizzato prima di esser smaltito.
Una cosa è certa: quei rifiuti, da non pericolosi, dopo la combustione lo sono diventati.
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