Gioco
«Ci hanno preso di mira, incendio doloso»
La ditta: «È partito dal muro esterno della ditta, che confina con un campo, come negli ultimi casi»
LIVORNO. «Questo incendio è doloso. Siamo nell’occhio del ciclone». Tira una brutta aria alla ditta Lonzi. E non solo perché sono bruciate 20 tonnellate di rifiuti di scarto, con il rischio di mandare in fumo 5 milioni di euro di impianto di selezione e decine di tonnellate di carta già recuperata. Ma anche perché dietro il rogo di ieri la titolare e il suo personale vedono l’ombra di una mano. Forse la mano di qualcuno che non vede di buono occhio la loro presenza e la loro attività. Non ha dubbi la referente tecnica dell’azienda, Stefania Fulceri, sul fatto che l’incendio non si sia potuto scatenare da solo. «Il materiale bruciato era stato lavato - dice l’esperta - E quando i vigili del fuoco durante la bonifica hanno aperto le balle, all’interno non c’era fumo: non erano bruciate. Questa è la prova più evidente del fatto che non può esserci stata autocombustione».
L’azienda, sul territorio da 30 anni, si sente nel mirino. «C’è ignoranza nel ramo dei rifiuti - dice la Fulceri - E purtroppo molti non si rendono conto che la nostra attività è necessaria perché dal momento in cui c’è una raccolta differenziata ci deve essere qualcuno che recupera o smaltisce quei rifiuti. Il nostro è un lavoro quasi pubblico: abbiamo a che fare con la raccolta differenziata dell’Aamps a Livorno, ma anche con le aziende di tutto l’Ato, l’area subregionale dei rifiuti». La Lonzi fattura 15 milioni l’anno.
«Non produciamo fiori o caramelle - ironizza la Fulceri - È chiaro che la nostra è un’attività che ha un impatto ambientale. Ma è anche vero che abbiamo tutte le autorizzazioni e siamo perfettamente a norma. A maggio abbiamo avuto controlli dell’Arpat a raffica, più quelli dei vigili, ed è tutto ok. In trent’anni mai una condanna. Non ci scordiamo che diamo da mangiare a 70 persone, di cui 50 sono dipendenti diretti. In tutto, il nostro gruppo di aziende fa lavorare circa duecento persone». L’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) della Lonzi scade il 30 ottobre 2013. E la ditta si aspetta di vederla rinnovata, anche se è in ballo un progetto di delocalizzazione in un’altra area più periferica della città quale Puntone del Vallino o Vallin Buio.
I rifiuti bruciati dovevano essere eliminati. Cosa ci guadagna la Lonzi da questo incendio? È assicurata? «Sì siamo assicurati, ma ancora non abbiamo visto i risarcimenti del rogo del 2009 (il caso è stato archiviato ndr) - dice la referente tecnica - Noi da un evento del genere abbiamo solo danni: smaltire quei rifiuti ci sarebbe costato 2mila euro. Così invece dovremmo trattarli come rifiuti pericolosi, per non parlare delle spese relative alla sospensione dell’attività in entrata dell’impianto e allo smaltimento delle acque usate per lo spegnimento che sono diventate percolato. Noi da questo rogo siamo solo penalizzati».(l.l.)
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