Il Tirreno

Livorno

Batteva qui il cuore del juke-box

di Roberto Riu
Batteva qui il cuore del juke-box

La storia della Notomat, punta di diamante che a Livorno produceva le mitiche scatole musicali

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LIVORNO. Nel panorama assai variegato di produzioni artigianali e industriali che ha caratterizzato la nostra città un posto di rilievo, se non altro per la peculiarità del prodotto, è rappresentato dalla fabbricazione di juke-box con la società Notomat, attiva fra gli anni '50 e '60, proprio quando esplose il fenomeno della musica rock.

Coloratissimo, scintillante di cristalli e cromature, il juke-box è stato per anni uno degli svaghi, è il caso di dirlo, più "gettonati" da milioni di giovani in tutto il mondo. Fa la sua comparsa nei locali pubblici americani negli anni '20, innocuo erede delle macchinette mangiasoldi già presenti nei saloon sin dalla fine dell'800.

I primi esemplari furono costruiti dalla Ami (Automatic Musical Instruments) di Grand Rapids (Michigan) a cui seguì, nel 1928, la J.P.Seeburg (Illinois). L'inizio degli anni '30 vede quindi l'entrata in scena di Farny Wurlitzer col suo stabilimento di North Tonawanda, nello stato di New York, a poche miglia dalle cascate del Niagara.

Wurlitzer divenne presto una delle marche di punta nella produzione mondiale di juke-box, mentre i suoi apparecchi iniziarono ad assumere un aspetto più appariscente ed attraente rispetto alle austere "singing towers" dei primordi. Inoltre i dischi, anziché impilati come all'inizio, furono sistemati di taglio su una speciale rastrelliera, consentendo di superare il centinaio di selezioni. L'ingresso del juke-box in Europa coincise con l'arrivo delle truppe americane (pure il Logistical Command operante a Livorno ne ricevette qualche esemplare), mentre nel dopoguerra ne cominciò l'importazione dagli Usa insieme alla fabbricazione su licenza in Germania e in Italia, a Torino e a Livorno, dove nacque la Notomat.

Situato in viale Petrarca, lo stabilimento fu impiantato per iniziativa di Gianfranco Napoli, titolare di una storica casa musicale livornese (scomparso poche settimane fa), e di Alberto Cipriani, spedizioniere e console d'Olanda che nell'ottobre del 1957 fondarono la "Notomat spa Compagnia Italiana Macchine Automatiche e di Precisione": laddove Notomat stava per "North Tonawanda Machine Trading" con un chiaro richiamo alla Wurlitzer. La società livornese, ottenuto l'affidavit dalla compagnia americana, avviò la produzione di juke-box importando dagli Stati Uniti la maggior parte dei componenti da assemblare. In seguito riuscì ad affrancarsi quasi del tutto dalla casa-madre, arrivando ad occupare alcune decine di dipendenti, oltre ad avvalersi di aziende specializzate del circondario (ogni juke box è formato da circa 4mila pezzi). Infatti, a parte il nucleo fondamentale rappresentato dal cambia-dischi (originale Wurlitzer), gli altri elementi erano di fabbricazione locale. Dopo avere realizzato alcune migliaia di juke-box, partecipando anche a fiere internazionali, l'esaurirsi del "miracolo economico" e la saturazione del mercato compromisero però rapidamente il futuro della Notomat che, falliti i tentativi di diversificazione produttiva (distributori automatici per bibite, etc.), fu messa in liquidazione nel 1964.

Per il juke-box "made in Leghorn" la musica era finita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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