Il Tirreno

Livorno

Anche Sel ha abbandonato Cosimi

di Juna Goti
Anche Sel ha abbandonato Cosimi

Nuovo strappo nella maggioranza in Comune, sale la tensione tra i partiti dell’ormai ex centrosinistra

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LIVORNO. Sinistra Ecologia e Libertà saluta l’amministrazione Cosimi e dice addio alla maggioranza. Ad annunciarlo è il segretario, Andrea Ghilarducci, che mercoledì sera ha riunito a San Jacopo gli iscritti al partito. «L’assemblea – riferisce insieme al capogruppo in Comune, Lamberto Giannini – ha deliberato, col voto unanime alla mia relazione, la scelta di non partecipare più al governo della città. Da oggi siamo all’opposizione. Ritiriamo il nostro assessore: Maurizio Bettini e il sindaco Alessandro Cosimi ne trarranno le conseguenze che riterranno più opportune».

Dopo il saluto dell’altro alleato, Idv, la rottura definitiva con Sel è arrivata sulla mancata votazione dell’atto di indirizzo sul bilancio presentato in consiglio comunale da Giannini. «L’atto – ricorda Ghilarducci – doveva essere condiviso dal Pd e prevedeva l’impegno a tagliare del 10 per cento, entro il 31 luglio, le spese delegate dallo Stato. In più chiedeva di evitare la vendita delle farmacie comunali».

Il bilancio è stata la miccia, ma il malumore tra i vendoliani si respirava già alla vigilia: il mutamento del quadro nazionale (con Vendola e Bersani che si prendono le misure a vicenda) e le ultime notizie locali (dimissioni dell’amministratore unico di Aamps e caduta del progetto Rossignolo) hanno accelerato la virata. «Chi ha voluto Rosi e poi lo ha fatto andare via – dice riferendosi al sindaco e ad Aamps – si assuma le proprie responsabilità. Cosa ha fatto negli ultimi anni la struttura dirigenziale della partecipata? Perché sono stati spesi 5 milioni per progettare la terza linea dell’inceneritore che ancora non c’è? Intanto sono spuntati progetti che non erano nel programma elettorale, come il mega termovalorizzatore».

Poi l’arresto di Rossignolo: «L’operazione doveva essere il fiore all’occhiello dell’amministrazione, il simbolo di una nuova fase industriale, ci abbiamo costruito la campagna del 2009. Invece si è rivelata una truffa e una macelleria sociale: non si può giocare sulle spalle di 140 lavoratori e della città».

Tra i punti che hanno portato alla scissione cita un «dialogo mai decollato davvero con Colle sull’interporto» e le beghe del porto. «Il traffico commerciale e quello crocieristico – chiosa Ghilarducci, che è lavoratore Agelp – ancora non convivono. L’Authority deve fare chiarezza, ma anche il Comune acceleri gli atti e decida. Un esempio? Il piano particolareggiato di Porta a Mare».

«Non chiudiamo le porte al Pd, anche se non ci stiamo più a mediare tra i tanti, troppi Pd livornesi», ripete insieme ai dirigenti. Poi attacca: «Ora vogliamo radicare la nostra presenza in città. Una città che dopo anni di governo Lamberti e Cosimi deve essere ricostruita come fossimo nel dopoguerra». Parole pesanti che sanciscono la fine dell’alleanza.

Ma i vendoliani non staranno solo scendendo dal carro ora che la spending review mette a dura prova i Comuni e costringe i partiti di governo a scelte impopolari? «Quello che contestiamo – replica Ghilarducci – sono proprio tre anni di immobilismo, ingessatura, incapacità di fare scelte forti anche di fronte alla politica del governo».

«Dissentire – gli fa eco Giannini – non significa essere irresponsabili. Abbiamo provato a governare insieme, sulla base di un programma che era frutto di una mediazione. Poi spesso sono arrivati provvedimenti fuori programma, senza passaggi intermedi». L’arrivo dell’assessore Mauro Grassi, chiude, «ha dato un indirizzo alla giunta lontano da Sel e dalla sinistra. Ora restare in maggioranza significherebbe fare male alla città». Quindi «chiediamo di trovare la forma, magari un accordo col ministero per evitare un vero commissariamento, per andare a votare nel 2013, con le politiche. Altrimenti sarebbe solo accanimento terapeutico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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