Toscana
L’ha legato e picchiato la sua ex badante
La donna e il suo convivente sono stati arrestati dalla polizia per aver rapinato il professore dell’Iti aggredito a Montenero
LIVORNO. Ha approfittato della conoscenza, metro per metro, che aveva della casa, per mettere a segno con il suo complice (e compagno) un colpo efferato ai danni dell’anziano che fino a poco tempo prima aveva assistito. Con questa accusa, nei giorni scorsi, gli investigatori della squadra mobile hanno arrestato Miktoriya Holushko, 33 anni, ucraina, e il suo convivente Kikija Florenc, 30 anni, albanese, entrambi con già conosciuti dalle forze dell’ordine. La donna aveva lavorato per il professore fino a due anni fa e proprio pochi giorni prima del blitz gli aveva telefonato perché era in cerca di lavoro.
La rapina in questione era stata messa a segno a Montenero, lo scorso 14 giugno: i malviventi, prima di fuggire, legarono il proprietario, Annibale Cannarella, 78 anni, e il suo badante, peruviano di 47, con il cavo dell’antenna. Tutto per un bottino complessivo di 2 mila euro in contanti. Il primo a fare irruzione nella villa era stato lui: con il volto travisato da una maglia scura e la pistola in pugno, aveva chiesto alle vittime, con accento dell’Est Europa, dove fossero i soldi. L’anziano, terrorizzato, gli aveva detto che il denaro si trovava al piano di sopra. Poi, armata di storditore elettrico (taser), era entrata lei, che però non aveva mai proferito parola.
Già dalle prime battute in quell’agguato c’era qualcosa che non aveva convinto gli inquirenti, a partire dalla facilità con cui i due erano riusciti a entrare nella villa: il proprietario, che è invalido, stava guardando la tv insieme al suo assistente. E proprio in quel mentre, i due banditi - volto travisato - avevano scavalcato il cancello ed erano penetrati in casa dalla porta, che era chiusa senza mandate. L’uscio non si vedeva dal cancello esterno, eppure i due non avevano avuto difficoltà a trovare l’accesso. E come mai i malviventi non avevano portato con sé alcun cavo per legare le vittime, affidandosi al materiale eventualmente trovato nella villa? «È un particolare troppo importante per non essere pianificato», spiega Marco Staffa, dirigente della squadra mobile. Tutti particolari che hanno suscitato un’unica riflessione nei poliziotti: «I rapinatori sapevano tutto di quella casa», come sottolinea Staffa.
Utilissima per risalire ai responsabili del colpo è stata anche la lucida testimonianza della vittima. Il professor Cannarella, infatti, è riuscito a descrivere chiaramente la pistola utilizzata dai due. Si tratta di un’arma a tamburo scacciacani, ma fatta così bene da indurre nel sospetto che si trattasse di un’arma vera persino la polizia. Da questi indizi, è partita una fitta indagine informativa che ha fatto ricadere i sospetti sulla coppia Holushko-Kikija. Il tutto complicato dal fatto che la donna utilizzava vari alias tra cui Viktoria Dragutan. Dopo approfondite ricerche, gli investigatori della mobile sono arrivati alla loro abitazione, in via Calatafimi: lì hanno trovato la pistola, contenente tre proiettili, e il taser, entrambi riconosciute dalle due vittime. In casa la polizia ha trovato anche argento e oggetti vari, forse frutto di furti. I due, come appurato dalla polizia, al momento dell’arresto avevano l’obbligo di firma per un furto scoperto dai carabinieri. Per questo i due sono stati sottoposti a fermo, come disposto dalla pm Antonella Tenerani. I reati contestati, in concorso, sono rapina a mano armata e porto e detenzione di storditore elettrico.
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