Il Tirreno

Livorno

In regalo col Tirreno 20 fascicoli sulle orme della nostra storia

di Mauro Zucchelli
In regalo col Tirreno 20 fascicoli sulle orme della nostra storia

Da domenica racconteremo la memoria dei luoghi della città fra spettacolo, industria, religione, sport e politica

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Da domenica prossima i lettori del Tirreno troveranno in edicola, in regalo insieme al giornale, una serie di fascicoli che gettano uno sguardo sul nostro passato. La serie di volumi (domenica con il primo avrete anche il raccoglitore, poi appuntamento tutti i martedì, mercoledì, giovedì e venerdì) si intitola "Memorie per il futuro". E già questo dà l'idea di quel che sarà: il tentativo di cercare all'indietro la forza di guardare avanti, il bisogno di leggere nel passato le tracce sulle quali magari ci muoveremo domani. Come nella rincorsa per il salto in lungo. Perché se la quotidianità della città la raccontiamo giorno per giorno sulle pagine del giornale, c'è anche la necessità di fissare gli occhi un po' più lontano. Al di là della babele frammentaria, confusa e spesso sconclusionata di un oggi che, nell'era dello spread, in questi tempi sbadati e sbandati, può sembrare - non solo a Livorno ma soprattutto a Livorno - indecifrabile e convulso. Magari sbrindellato e bigio, al punto da lasciarci disorientati, sfiniti, sfibrati. Cioè: sconfitti.

Eppure non siamo figli di un dio minore: basta mettere in moto la macchina del tempo per accorgerci che non è affatto sciatta, anonima e banale la storia che collettivamente abbiamo alle spalle. Il primo imperativo è proprio questo: tirare fuori dal cassetto il nostro passato per rispolverarne l'orgoglio e l'energia, l'identità e l'appartenenza. Ci sarà pure un motivo se nessun altro presidente della Repubblica ha insistito sulle proprie radici quanto il livornese Ciampi, pure così poco "livornese" nei modi molto britannici. Ci sarà pure una ragione se, attraverso la capacità comunicativa e il talento artistico di Virzì, Bruni, Rondelli, Ruffini e tanti altri, la simpatia dell'ironia labronica, spontanea e spavalda, è il prodotto che ora, con le fabbriche in crisi e le ciminiere dimezzate, Livorno vende di più...

Sgombriamo però il campo da un equivoco: non scriveremo la storia di Livorno né cercheremo di analizzarne ponderosamente le dinamiche profonde fra dotte citazioni e note a piè di pagina. Semmai ne racconteremo le storie. Al plurale: perché nel nostro dna la dimensione plurale è un bagaglio esistenziale con cui abbiamo imparato a fare i conti da secoli. Ma proprio perché non è una sistematizzazione della storia cittadina non sarà neanche un catalogo che pretenda di esaurire tutto il passato in un furioso intento archivistico: il "Dizionario enciclopedico degli italiani" l'ha fatto la Treccani in qualche centinaio di migliaia di pagine e non c'è bisogno di replicarlo in sedicesimo su scala cittadina. Non tutto ma di tutto...

Se si tratta di storie, non c'è una storia "alta" dei grandi fatti politici e una "bassa" fatta dalle piccole curiosità quotidiane. Ci sono semplicemente dei "fili" che cuciono insieme cinquant'anni, magari un secolo, talvolta due: semplicemente un assaggio di quel che siamo stati (e, dunque, di quel che possiamo tornare a essere, al di là dei guai del presente).

Perciò: diversamente da ogni buona regola, non apriremo il nostro racconto con il solito bailamme di date bensì con un occhio curioso sul mondo dello spettacolo. Però senza pretendere di esaurirlo: lasceremo fuori dal campo di osservazione, ad esempio, la musica (così come avverrà poi per commercio e urbanistica, artigianato e politica istituzionale). Ovvio, nessuno si sogna di negare che le sette note abbiano dato straordinari talenti alla città e al mondo - da Mascagni a Nada, da Piero Ciampi ai Virginiana Miller, da Bobo Rondelli a Galliano Masini - ma stavolta centreremo l'attenzione principalmente sul cinema.Non solo Virzì, ma da "Ben Hur" in poi, fra le "Notti bianche" e "Mare matto", "Il sorpasso" e "Tutti a casa", i film che hanno fatto di Livorno un set molto amato e, al tempo stesso, la sparizione dei cinema dal paesaggio urbano della città (Odeon, Metropolitan, Gran Guardia e via dicendo).

Invece di incamminarci come gli storici sul sentiero concettuale e astratto dall'analisi di dinamiche e "ingranaggi" che mettono in moto le vicende, abbiamo preferito tener l'attenzione fissa sui luoghi della città. Spazi fisici vivi, veri, conosciuti da tutti: e al tempo stesso sedimento di storie. E' l'antidoto migliore per rimettere in gioco la nostra memoria e provare a farne qualcosa di meno ammuffito.

Insomma, non cercheremo di rubare il mestiere agli storici. Il cronista non può che raccontare storie, cercando magari di collocarle su uno sfondo che consenta di capirle meglio: in questa occasione invece che guardare all'oggi, abbiamo provato a girare gli occhi su ieri e, per quanto si può azzardare, su domani. Anzi, su dopodomani, visto che dei 20 fascicoli che vi accompagneranno dal martedì al venerdì gli ultimi quattro nascono dall'idea di immaginare qualche traiettoria a medio-lunga gittata. Se la comunità scientifica attende per il 2032 lo sbarco dell'uomo su Marte e, visto che una azienda aerospaziale livornese sta lavorando a progetti che guardano a quella scadenza, come sarà Livorno da qui a vent'anni?

Il palcoscenico prima delle fabbriche, dicevamo. Ma anche l' "invenzione" ottocentesca del lungomare, e poi le religioni (al plurale), un itinerario nel segno dell'acqua, lo sport da cent'anni sul podio e il porto che era in zona medaglia e ora non c'è più, un tuffo nella Livorno del Risorgimento e anche in quella che ha le radici rosse. Tutto questo troverete nei 20 fascicoli che Il Tirreno manda in edicola da domenica. Con una infinità di sorprese lungo il cammino: fatte di facce e di luoghi. Storie, molto più che aneddoti simpaticoni o bozzetti coloratissimi: Nient'altro che storie, possibilmente raccontate con leggerezza, senza prosopopea né voglia di rinchiudere i lettori fra i banchi di scuola a sentire la lezione. Un "filo" di riflessione è possibile farlo saltar fuori, e un "filo" qua e uno là chissà che non sia possibile guardare a questa città avendo l'orgoglio di un passato che pochi hanno. L'orgoglio che è anche la benzina per rimettere in moto e, finalmente, ripartire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web