Il Tirreno

Livorno

Caso “pontone Dakota” Prosciolto anche Piccini

di Federico Lazzotti
Caso “pontone Dakota” Prosciolto anche Piccini

Il giudice per l’udienza preliminare: «Non ci fu abuso d’ufficio» Scagionati anche gli allora vertici dell’Autorità portuale Gionfriddo e Migheli

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LIVORNO. Sergio Migheli, dirigente finanziario dell’Autorità Portuale nel 2009, è l’unico dei tre indagati per l’inchiesta Dakota, dal nome del pontone finito nel mirino della magistratura, a godersi in diretta la lettura del provvedimento con il quale il giudice Giovanni Zucconi ha prosciolto anche l’ex presidente Roberto Piccini e l’allora segretario Giorgio Gionfriddo dall’accusa di abuso d’ufficio «perché il fatto non costituisce reato», falso e soppressione di documenti.

Ammette uno dei legali fuori dall’aula descrivendo la procedura attraverso la quale l’Autority ha affittato per due anni la chiatta per una cifra che sfiora il milione di euro senza quasi mai utilizzarla: «Si è trattato forse di una procedura ambigua, ma di certo non illegale visto che non ha favorito nessuno».

La tesi della Procura era esattamente il contrario. Secondo il pubblico ministero Massimo Mannucci, che adesso potrebbe fare appello rispetto alla decisione del giudice, il noleggio del pontone, effettuato con una procedura d’urgenza sarebbe stato chiesto perché la Compagnia di cui Piccini per anni è stato al vertice rischiava in quel periodo di perdere buona parte del traffico di auto perché la società Sintermar stava per comprare quella stessa chiatta. Nello stesso periodo, alla Calata Pisa, accosto 54, si era invece aperta l'emergenza Tirrenia: Unicoop aveva appena conquistato i traghetti ma per farli sbarcare aveva bisogno di una piattaforma.

Secondo gli investigatori, è questo motivo che i vertici dell'Autority, in tutta fretta, attivarono una procedura negoziata, per cui è necessaria l'urgenza della pratica, e senza pubblicare il bando per affittare dalla Safim di Genova il pontone Dakota.

Determinante nel proscioglimento dei tre indagati sono state le deposizioni, definite «mutevoli», di Ilaria Nicoletti, all’epoca unica responsabile per il settore appalti. «Ha cancellato – si legge nelle memoria difensiva – tutto ciò che può ricondurre alla sua persona la responsabilità per l’istruttoria del procedimento» , in particolare sulle indagini di mercato fatte prima di firmare il contratto e che invece risulterebbero dalle indagini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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