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Livorno

«Mutui difficili e pochi soldi, mercato piatto»

«Mutui difficili e pochi soldi, mercato piatto»

Il notaio Mario Miccoli: nell’ultimo anno portata a termine una sola compravendita, ma che fatica

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LIVORNO. «Il problema principale della crisi delle aste giudiziarie sono i prezzi troppo alti rispetto al mercato immobiliare che è in profonda crisi. Prima si facevano gli affari, adesso è molto più difficile e serve molta pazienza».

Il notaio Mario Miccoli è il decano dei professionisti livornesi e da un anno è tornato ad occuparsi anche di queste pratiche. «Da quando ho ricominciato – ammette – sono riuscito a vendere soltanto un immobile e poi con che fatica. Ma a parte il numero, il polso della situazione lo danno le richieste di informazioni dei cittadini. Fino a qualche anno fa – va avanti – le persone telefonavano in ufficio, si informavano per capire come potevano fare per partecipare, si accertavano sulle garanzie. Adesso non chiama più nessuno».

Crisi, sfiducia, difficoltà di accedere al credito, queste sono alcune delle concause a livello generale. «Prima quello delle aste era un sistema per dare una casa anche a chi era al limite del mercato. La sensazione diffusa era quella che si potesse fare l’affare. Così accadeva che erano due le tipologie di compratori: quelli che acquistavano per sé stessi e quelli per i quali si trattava di un piccolo investimento da dare in affitto per avere una rendita. Adesso per riuscire ad acquistare ad un prezzo concorrenziale è necessario aspettare tre o quattro ribassi del 25% rispetto al prezzo di partenza altrimenti non conviene. E poi la gente non vuole più rischiare, manca la fiducia e dunque calano gli investimenti».

A Livorno sono venticinque i notai che si occupano di aste fallimentari. Il loro ruolo è quello di predisporre l’ordinanza per la vendita del bene. «Tra il 2010 e il 2012 – prosegue Miccoli – i dati a livello nazionale parlano di una diminuzione delle compravendite notarili del 50% e sono sicuro che se analizzassimo il dato di Livorno sarebbe ancora più preoccupante».

Miccoli investe anche di presidente del Banco di Lucca ci tiene a sfatare quello che per lui è un luogo comune. «Non è vero che le banche hanno chiuso i rubinetti dei mutui. Il problema sono le persone che chiedono oggi un prestito non danno garanzie e gli istituti di credito avrebbero risposto in modo negativo anche anni fa, quando la crisi non faceva così paura». (f.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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