Il Tirreno

Livorno

Le aste vanno deserte, è l’ora dell’affare

di Federico Lazzotti
Le aste vanno deserte, è l’ora dell’affare

In tribunale ci sono decine di beni a disposizione ma nessuno li vuole, nonostante i forti ribassi

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LIVORNO. L’immagine della crisi delle vendite all’asta si è riflessa nell’aula degli Specchi con tutta la sua forza un paio di mesi fa quando al primo piano del Tribunale di Livorno l’udienza per la vendita di trenta beni tra appartamenti, capannoni, uffici e terreni è durata solo pochi minuti.

Il motivo? «Non c’era nemmeno una busta con dentro l’offerta - racconta il giudice Luigi De Franco che da un annetto si occupa della sezione fallimentare – così abbiamo chiuso la sessione, ribassato il valore degli immobili e fissato una nuova data per la vendita di ogni oggetto».

Eppure basta andare sul sito delle aste giudiziarie, selezionale il Tribunale di Livorno ed ecco comparire diciassette pagine di offerte, per un totale di 170 oggetti, che in teoria dovrebbero calzare per tutte le tasche e i gusti: si va dal complesso turistico immerso nel paradiso di Torre Mozza, nel Comune di Piombino, che sarà in vendita il prossimo 26 di settembre da un prezzo di partenza di 4,6 milioni di euro, fino al garage nella centralissima via Marradi, a Livorno, per il quale nessuno ha presentato un’offerta giovedì scorso e che tornerà all’asta il prossimo 27 settembre per una cifra intorno ai 5mila euro.

E gli affari? «Per farlo – spiega il notaio Mario Miccoli – servono tempo e pazienza». Poi ci sono alcuni pregiudizi sulle vendite giudiziarie. La diceria popolare racconta due cose: se vuoi comprare una casa e dentro c’è l’inquilino è impossibile sfrattarlo e per comprare serve tutta la cifra in contanti.

«Non è vera né l’una e né l’altra – spiegano gli addetti ai lavori – nel caso si acquisti un immobile occupato serve tempo ma alla fine il proprietario è agevolato a fare valere i propri diritti. Per il denaro, invece, è necessario versare il deposito cauzionale che solitamente è del 10% del prezzo totale dell’immobile».

Il vero problema per chi compra è un’altro e potrebbe andare sotto la voce “spese inaspettate”. Ecco perché i pochi che ancora lavorano nel campo delle aste giudiziarie consigliano, prima di partecipare alla gare, di «leggere con attenzione la perizia allegata alla pratica». Il rischio è quello di credere di aver fatto l’affare e poi trovarsi a dover sborsare centinaia se non migliaia di euro per coprire il buco fatto dal precedente inquilino.

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