Il Tirreno

Livorno

Le nostre notti tra droga e prostituzione

di Lara Loreti
Le nostre notti tra droga e prostituzione

La denuncia dei residenti dell’ex stazione San Marco: «Sfrattati e costretti a vivere nel degrado. Cosa s’aspetta, il morto?»

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LIVORNO. Notti trascorse alle finestre, a vigilare sulla propria casa. Sperando che nessuno la invada. Rientrare in cucina e poi, per ogni rombo di motore, che sia auto o scooter, affacciarsi di nuovo per vedere chi è. Una vita sul chi va là per i residenti della ex stazione San Marco. Diciannove famiglie che convivono con la paura e l’ansia di essere aggrediti o derubati da gruppi di senza tetto, soprattutto nordafricani, la maggior parte dei quali ha a che fare con la droga.

Lo sanno bene i residenti dell’ex scalo ferroviario. Scambi di roba, appuntamenti tra livornesi e magrebini, e giri sospetti di ragazze sono all’ordine del giorno. «Sono tutti giovani sui 25 anni, per lo più nordafricani - racconta un residente - rientrano qui tutte le sere. La mattina escono, a volte tornano verso l’ora di pranzo. Poi durante il pomeriggio iniziano le “passeggiate”: qui è un via vai continuo di gente a piedi, in auto e in motorino. In tanti si incontrano con i magrebini, si scambiano qualcosa. E poi vanno via». E ci sono anche tante ragazze: il sospetto degli abitanti, che assistono quotidianamente agli incontri, è che le giovani si prostituiscano per comprare una dose di droga. Pratica purtroppo molto diffusa tra le ragazze tossiche. «Ce ne sono un paio che vengono fisse - dice una residente - le ho viste più volte in atteggiamenti che fanno pensare che a un giro di prostituzione. Per me queste persone possono fare ciò che vogliono, ma avere sotto gli occhi certe scene, con questo livello di degrado è diventato davvero insopportabile».

«Questa gente spaccia, sporca, entra nelle nostre case, come è successo la scorsa settimana: noi non siamo razzisti, ma, sono anni che coabitiamo con queste persone. Ora però è tutto degenerato e va sempre peggio: questa situazione deve finire. Non si può vivere così». La scorsa settimana, di notte, un tunisino è entrato nel giardino di casa di una famiglia e stava per infilarsi nell’abitazione quando è stato fermato. Il mese scorso i residenti dell’ex scalo hanno noleggiato un mezzo per pulire la zona: per terra, fuori dalle case, c’era un tappeto di siringhe usate. «E siccome nessuno si è preso la briga di venire a pulire - tuona una residente - ci abbiamo pensato da soli».

«Qui viviamo isolati. Siamo completamente abbandonati dalle ferrovie prima di tutto, ma anche dal Comune e dalle forze dell’ordine - afferma una residente sconsolata - Il problema vero è che mentre i primi anni con la convivenza con questi senza tetto era tollerabile, ora la situazione è del tutto sfuggita di mano. Loro qui la fanno da padroni e non rispettano le regole della civiltà. Ma cosa si aspetta, che ci esca il morto?».

È per questo che gli abitanti di San Marco chiedono interventi urgenti alle istituzioni. «Se qualcuno mi fa del male a me o alla mia famiglia non so cosa potrà succedere. Mi vedo costretto a girare armato», dice un abitante preoccupato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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