Gioco
Amo Livorno ma il lavoro mi ha chiesto di fare la valigia
«Torno ogni anno, con Facebook e Skype resto in contatto con gli amici»
LIVORNO. Partire, andare, cercare altri mondi e altre avventure, ma con i piedi ben attaccati alla propria terra, dove tornare sempre con gioia, almeno ogni anno, per non lasciare campo libero alla nostalgia. Partire per costruirsi un futuro laddove si pensa sia più possibile, dove c'è molto bisogno di personale specializzato e dove soprattutto gli italiani sono ben accetti, per la simpatia, per la fantasia e, perché no, per la loro voglia di tirarsi su le maniche in ogni occasione. Come ha fatto Federico Discalzi, livornese, classe 1966, felicemente sposato con una bella giamaicana e una grande passione per la vita d'albergo, vista dalla parte non del cliente ma di chi opera ogni giorno per soddisfarne le esigenze.
Nato a Livorno da genitori livornesi (nonni originari di Montenero e Borgo San Jacopo), due sorelle che, invece di girare il mondo come lui, hanno preferito restare a casa, e una moglie giamaicana, Rosemarie, conosciuta nel 2003, durante uno dei suoi spostamenti di lavoro, in Giamaica, una fra le isole più ambite dal turismo delle Grandi Antille, Discalzi – che dirige il Carambola Beach Club, un locale di lusso di Saint Kitts (168 km quadri per 35.000 abitanti), paradiso incontaminato delle Piccole Antille – è uno dei tanti livornesi che non ha avuto paura di lasciare lo scoglio, anche se allo scoglio è rimasto legato a doppio filo.
Da quanto manca dalla sua città e perché ha deciso di andarsene?
«Da Livorno, o meglio dall'Italia, manco dal 1989, anno in cui sono partito alla volta di Londra, per imparare l'inglese e lavorare, dopo un'esperienza al Grand Hotel Palazzo, all'Hotel Rex e al Club Mediterranee di Donoratico. Poi ho continuato a fare le mie stagioni estive in Toscana, con esperienze in vari alberghi. Nel 1996 mi sono trasferito a Singapore e, in seguito, a Nottingham, dove mi sono fermato tre anni. Per poi tornare nella mia terra, lavorando per un periodo al Gran Hotel Golf di Punta Ala e ripartire infine per l'estero, arricchendo sempre di più la mia esperienza alberghiera ma anche culturale».
La Giamaica, che è stata il suo Cupìdo, invece quando l'ha incontrata?
«Nel 2002 e ci sono rimasto fino al 2009, per spostarmi a Santa Lucia, nel resort numero uno nei Caraibi, il Jade Mountain».
Fino al?
«Al 2011, anno in cui mi sono trasferito a Hainan, un'isola tropicale della Cina del Sud per lavorare un anno al Ritz Carlton».
Dopodiché la sua vita, errabonda ma costruttiva, l'ha portata a Saint Kitts.
«Con una proposta di direttore generale, che mi impegna più di dieci ore al giorno, ma che mi dà molta soddisfazione: per me davvero un grande traguardo».
Il lavoro, a quanto pare va benissimo. Ma non sente nostalgia per Livorno, per la famiglia d'origine, per gli amici?
«Sì, ma ritorno nel mio mondo almeno una volta all'anno e di solito ci resto un mese, durante il quale posso fare il pieno di affetti e atmosfere».
Perché ha deciso di andarsene?
«Prima di tutto perché amo viaggiare e conoscere altre culture, ognuna delle quali dà qualcosa in più alla mia. E poi per rispondere allo scopo dei miei studi, che era quello di riuscire a lavorare in grandi strutture alberghiere, facendo la giusta gavetta e anche un po' di carriera».
La scelta della scuola alberghiera è stata sua o gliel'hanno suggerita mamma e babbo?
«Solo mia. Ho sempre amato il mondo della ristorazione e appena mi si è presentato il momento di decidere, ho pensato che quel tipo di studi era l'unico che mi avrebbe aperto la strada che volevo fare».
Nella sua famiglia insomma non c'è stato nessuno che attraverso la propria esperienza l'ha suggestionata.
«Nessuno. Mio padre lavorava come operaio alla Motofides e mia madre ha sempre fatto la casalinga e la sarta, perciò erano tutti e due ben lontani dai miei progetti».
Orientati verso quello che sta facendo già da quando era piccolo?
«Sì. Ricordo che sognavo sempre di avere un ristorante, anche se vedevo il mio sogno irrealizzabile. Poi ho iniziato a studiare e a lavorare seriamente in quella direzione, partendo dal basso, ma con entusiasmo e tanta voglia di realizzarmi. E oggi sto ancora sognando, anche se lo faccio con i piedi per terra, perché gestisco uno tra i più bei ristoranti di tutti i Caraibi».
Com'era Federico Discalzi bambino?
«Molto socievole e divertente. Amavo stare in compagnia con i miei amici e giocare a pallone in mezzo alla strada, come si usava negli anni Ottanta e come oggi, purtroppo, non si fa quasi più».
Cosa ricorda della Livorno che ha lasciato e che ritrova nei suoi ritorni una volta all'anno?
«Gli angoli, i colori, la gente e le atmosfere della città più bella del mondo, un luogo a misura d'uomo, che però non offre opportunità lavorative propizie e costringe chi vuole fare qualcosa di importante ad andarsene, anche se quasi tutti vanno via con il groppo in gola».
Nonostante la lontananza le sono rimasti degli amici?
«Sì. Per fortuna adesso con facebook e skype la possibilità di sentirci c'è e noi lo facciamo spesso».
Com'è la sua giornata tipo a Saint Kitts?
«Lavoro dalla mattina alla sera fino alla chiusura del locale e nei due giorni di riposo settimanale vado al mare o in palestra per mantenermi in forma».
Come si trova con la gente del posto?
«Benissimo. Non esistono problemi di convivenza. Qui sono tutti molto gentili e disponibili, specialmente con chi arriva da fuori».
Pregi e difetto del suo paradiso?
«Pregi: il clima e il mare, impagabili. Difetti: l'isola è molto piccola e al di là del lavoro ci si può annoiare facilmente».
Cosa consiglia a un giovane che vuole intraprendere il suo mestiere?
«Questo è un mestiere fatto di grandi sacrifici e di rinunce, che però poi sono ripagate. E non è un mestiere facile, specialmente adesso che c'è tanta crisi dappertutto. Ma se si è determinati, onesti, seri, professionali, molto pazienti e flessibili – io dico sempre ai miei ospiti: sono il vostro amico, il vostro manager e il vostro cameriere – si può arrivare ovunque».
Fino a quando pensa di restare oltreoceano?
«Finché andrò in pensione. E poi mi dividerò fra la mia città e i Caraibi, che ormai mi sono entrati in tutti i sensi nel cuore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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