La protesta
«Una sola Provincia per tutta la costa»
La chiede il vicepresidente Bonsignori: «L’accorpamento Livorno-Pisa? Meglio fare fronte comune da Massa a Piombino»
LIVORNO. «L’accorpamento delle Province? Meglio un solo ente per tutta la costa toscana che un’unico Palazzo per Livorno e Pisa». A lanciare l’idea-appello è il vicepresidente della Provincia di Livorno, Fausto Bonsignori.
L’intervento da Palazzo Granducale è arrivato all’indomani dell’approvazione da parte del consiglio dei ministri del decreto sulla Spending review, che prevede un drastico ridimensionamento della spesa nazionale: entro dieci giorni, come annunciato dal Governo, saranno varati i criteri per l’accorpamento delle Province, che dovrebbero essere riviste in base alla dimensione territoriale e alla popolazione.
Si sa che Firenze sarà trasformata in una città metropolitana, mentre per le altre Province toscane è scattata alla corsa alla sopravvivenza.
«Nella nostra Regione – scrive Bonsignori – questa situazione andrà a incidere non poco sull'assetto di governo del territorio, "favorendo" accorpamenti tra Province che solo in questo modo potranno rispettare i parametri richiesti». E una scelta «poco felice – avverte – potrebbe incidere negativamente sullo sviluppo di determinate zone della nostra Toscana».
Il numero due di Palazzo Granducale (dove lavorano circa 400 dipendenti) mette le mani avanti: «Questa manovra risulterà poco significativa e quindi poco utile se non si ridurranno anche tutte le articolazioni provinciali dello stato, di enti e associazioni. Quindi prefetture, questure, sedi Inps, Inail, ma anche di sindacati e molte altre organizzazioni». Le "nuove" Province, continua, «saranno organi di secondo livello quindi gli amministratori non saranno più eletti direttamente dai cittadini. A parte una ovvia riduzione della potenzialità di scelta democratica – sostiene – si va verso una potenziale riduzione dell'autorevolezza dell'ente. Ciò può essere evitato solo dando alle Province deleghe precise, sicuramente minori delle attuali ma sulle quali la piena potestà è riconosciuta dalla Regione e dai Comuni». Bonsignori pensa a «offerta formativa ed edilizia scolastica, difesa del suolo, della costa, ambiente, manutenzione delle strade, protezione civile».
Semmai, scrive ancora, «tra le materie che potrebbero essere svolte dalle nuove Province ci sono quelle attualmente in esercizio da enti come i Consorzi di Bonifica, la cui abolizione porterebbe a una ulteriore semplificazione delle attività». Come a dire: ce ne sono di stanze e stanzette da tagliare prima di arrivare al Palazzo...
«A questo punto – chiosa Bonsignori – visto che la strada sembra segnata e il percorso pare irreversibile, è necessario cogliere gli aspetti positivi e le opportunità piuttosto che subire le indicazioni e cercare di raggiungere un risultato di minima». Ecco perché «per quanto riguarda la nostra zona non dobbiamo pensare che la soluzione più ovvia sia l'accorpamento tra le Province di Livorno e Pisa. Può essere la più semplice, ma forse non è la migliore soluzione possibile».
Il motivo? «Al di la del folklore – puntualizza Bonsignori – nessuno può negare i vantaggi di una possibile unione Livorno-Pisa, ma è necessario allargare la prospettiva a tutta un'area identificabile come Costa di Toscana che ha attività e risorse complementari e grandi potenzialità di sviluppo comune. Logistica (porti, aeroporto, interporto), Università e ricerca, industria e turismo, per citare solo alcuni dei macrosettori economici che potrebbero trarre vantaggi. A solo titolo di esempio basti pensare alla possibile gestione dei porti toscani come un unico grande porto governato da una sola Autorità Portuale».
Non una Provincia Livorno-Pisa, insomma, «che può sembrare una risposta di minima, ma una provincia Costa Toscana che vada dalle Apuane a Piombino passando per Lucca, Pisa, Livorno, comprendendo l'arcipelago. Tale configurazione garantirebbe un peso specifico maggiore a tutta la costa e contribuirebbe a superare quell'economia a due velocità, tuttora basata su una maggiore forza della Toscana centrale rispetto a quella costiera, soprattutto in termini di sviluppo e infrastrutture».
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