Al “The Cage” ecco i ladri «Quartiere abbandonato»
Da un mese il club a villa Corridi è chiuso: manca l’ok per le strutture esterne «L’attività del teatro non è un problema, anzi tiene lontano la criminalità»
LIVORNO. Gli ultimi ad esibirsi sul palco del teatro “The Cage” di Villa Corridi erano stati i Lagwagon il 12 giugno scorso, poi la chiusura «forzata per problemi burocratici» fino alla metà di ottobre. L’altra notte un fuori programma che nessuno avrebbe mai voluto ascoltare: i ladri hanno distrutto una delle porte antipanico con un piede di porco e sono entrati.
In testa, molto probabilemente, la speranza di rubare chitarre, mixer e magari soldi e invece si sono trovati di fronte case e tavolini colorati, cartelloni e giochi, vale a dire l’arredamento del centro estivo riservato ai bambini dai 3 ai sei anni che sta aperto fino alle cinque del pomeriggio nel giardino di villa Corridi.Senza pubblico e senza bottino i malviventi hanno visto bene di uscire ma prima di farlo hanno divelto il registratore di cassa.
«I danni – spiega Toto Barbato, direttore artistico del Cage – si aggirano intorno a qualche centinaia di euro e contiamo di effettuare le riparazione al più presto. Per noi si tratta comunque di un danno morale. Ma questa è l’ennesima dimostrazione che tenere chiuso questo posto, soprattutto la sera, è deleterio per tutto il quartiere. Dalle 17 in poi questa zona è terra di nessuno. Basta guardare il via del Vecchio Lazzeretto, quando siamo aperti la puliamo, adesso è piena di bottiglie e siringhe. Nonostante questo dato di fatto sono quattro mesi che combattiamo con il Comune per avere i permessi per mettere il gazebo fuori la sera ma ingegneri, architetti e avvocati non sono riusciti a risolvere la situazione. Eppure se andate a guardare i conti dell’associazione culturale la spesa più alta riguarda proprio questa voce. Purtroppo – va avanti – gli uffici amministrativi hanno una tempistica che non coincide più con la vita reale. Sarebbe opportuna una semplificazione delle interazioni tra privati e amministrazione, soprattutto per tutti quei privati che gestiscono spazi pubblici assegnati dal Comune stesso, che nella nostra città vengono spesso lasciati senza alcun supporto, dato che la gestione di uno spazio pubblico è ben diversa di uno spazio privato dove giustamente ognuno si comporta come preferisce».
Il rammarico maggiore per i componenti dell’associazione culturale è rivolto principalmente a collaboratori e dipendenti. «Dovendo restare chiusi – spiegano – abbiamo dovuto licenziare cinque persone».
La beffa è arrivata nei giorni scorsi quando dai vigili urbani hanno saputo che c’era un’indagine nei loro confronti. L’accusa sarebbe quella di disturbo della quiete pubblica. «Si tratta di un solo vicino – conclude Barbato – l’unico che non capisce l’importanza di questo posto».
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