Il Tirreno

Livorno

Rossignolo in tribunale «Fallito per 600mila euro»

di Anna Cecchinie Federico Lazzotti
Rossignolo in tribunale «Fallito per 600mila euro»

Anche l’imprenditore all’udienza che ha dichiarato la fine del sogno a 4 ruote Il sindaco Cosimi: «Era una speranza adesso dobbiamo tutelare i lavoratori»

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LIVORNO. Quando il giudice fallimentare Luigi De Franco ha chiesto in aula se ci fossero istanze o proposte di concordato per provare a bloccare il fallimento della De Tomaso automobili spa è stato lo stesso imprenditore Gianmario Rossignolo ad alzarsi e rispondere: «Non opponiamo nulla», ha detto.

È finito con tre parole e un buco accertato di 600mila euro, ma c’è chi giura che potrebbe allargarsi, il sogno di trasformare Guasticce nel Lingotto della Toscana dal quale veder uscire le macchine del futuro. Adesso toccherà al curatore fallimentare rastrellare i beni, se ci sono, della spa che ha ancora la sede in via Maggi, per saldare i debiti, in primis quelli verso i 134 lavoratori e le due società che hanno fatto istanza di fallimento la finanziaria Compass e Synopsis.

Spiega il sindaco Alessandro Cosimi: «La cosa positiva è che questa decisione sia arrivata in modo celere. Così da permettere alle istituzioni di attivarsi al più presto con il ministero dello Sviluppo economico per attivare gli ammortizzatori sociali. In secondo luogo va detto che si tratta di un’impresa nel la quale nessuno si è portato via un soldo». L’ultima considerazione del sindaco riguarda una trattativa nella quale aveva messo la faccia in prima persona. «Ci ha consentito una speranza».

Insiste sulla necessità di garantire gli adeguati ammortizzatori sociali per i 134 dipendenti anche il presidente della Provincia Giorgio Kutufà. «Il fallimento mette un doloroso punto fermo a una vicenda che impone a tutti di ripartire da capo. A questo punto, come da accordi, il ministero deve riconvocare le parti livornesi e torinesi». Kutufà sottolinea anche l’importanza di valutare le ipotesi ventilate durante l’ultimo incontro con il ministero, ossia l’esistenza di un eventuale soggetto che apra nuove prospettive per il futuro dei dipendenti. «Ora - prosegue Kutufà -, sgombrato il campo da presenze “ingombranti”, se ci sono soggetti interessati si facciano avanti ufficialmente. Ovviamente vanno tutelati gli ammortizzatori sociale previsti nelle situazioni di fallimento».

Puntano tutto sul tavolo con il ministero anche i sindacati. «Il fatto che il giudice abbia dichiarato fallimento - spiega Maurizio Strazzullo, segretario Fp Cgil - non rappresenta una novità, ma l’epilogo della vicenda. Un epilogo che mi aspettavo. L’interlocutore dei sindacati e dei lavoratori ora è il ministero. Se esiste un soggetto interessato a garantire un futuro ai dipendenti ex Delphi lo deve presentare il ministero. Noi, come da accordi con il ministero, chiediamo la cassa integrazione per 12 mesi (prorogabile per altri 6 mesi)e l’impegno a ricollocare i lavoratori». Anche secondo Sergio Fondi, segretario della Cisl, è fondamentale un confronto urgente con il ministero. «Dobbiamo fare due incontri - spiega Fondi -, uno con il curatore fallimentare e l’altro con il ministero». Quanto alla dichiarazione di fallimento in sé, Fondi spiega che «ce la aspettavamo, al di là delle dichiarazioni di Rossignolo. Eravamo in un limbo, ora ci rivolgeremo al curatore. Attendiamo che la dichiarazione di fallimento sia confermata anche dal procuratore di Torino». Il primo obiettivo resta la garanzia della cassa integrazione, ma anche «l’apertura della mobilità per i dipendenti interessati a uscire e il pagamento di stipendi, tredicesime e tfr che ancora devono essere corrisposti».

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