Il Tirreno

Livorno

I cassoni stoccati alla Labromare

di Giulio Corsi
I cassoni stoccati alla Labromare

Si discute se smaltirli o riciclare il contenuto. «Nessun pericolo negli spostamenti»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Dopo quasi sette mesi dal giorno della partenza da Catania - il 15 dicembre 2011, a bordo del cargo Venezia della Grimaldi - i 127 bidoni recuperati a giugno dalla nave Sentinel stanno finalmente per toccare terra.

Da 10 giorni i 127 bidoni e i 21 sacchetti fuoriusciti e fatti riemergere nelle operazioni di recupero, si trovano “parcheggiati” sul pontone Caronte della società Neri, in Darsena Uno, racchiusi in 17 cassoni stagni.

Che ne sarà di tutto quel materiale? Il suo futuro doveva essere in Lussemburgo. Ma il percorso che dovrà seguire è ancora incerto. Perché c’è da capire come sarà catalogato quello che per mesi abbiamo chiamato veleno: rifiuti oppure no?

In ballo c’è il valore economico degli ormai famosi catalizzatori che erano trasportati sui due rimorchi precipitati nel nostro mare durante il tragitto Catania-Genova. Valore notevole che all’armatore e al proprietario del carico non dispiacerebbe poter recuperare.

Ad ogni modo si tratta di una questione che per Livorno è secondaria.

Adesso il problema principale (dopo la priorità di ripartire con la ricerca degli 86 bersagli mancanti) è la gestione a terra, in porto, del materiale recuperato. Il piano di Grimaldi, presentato nei giorni scorsi in capitaneria, prevedeva che dopo l'attracco, tre cassoni alla volta sarebbero stati caricati su scarrabili di proprietà di Labromare e portati nello stabilimento della ditta livornese.

La quale a sua volta aveva previsto la realizzazione di appositi spazi dove svuotare i cassoni dell’acqua di mare (in cui sono conservati i bidoni in modo da evitare il contatto con l’aria e cancellare i rischi di infiammabilità), estrarre ed aprire i fusti e poi procedere al campionamento per verificare lo stato dei catalizzatori e la possibilità di un loro nuovo utilizzo dopo la rigenerazione. Ma prima la Provincia e poi l’Arpat hanno dato l’alt. «Serviva una diversa razionalizzazione degli spazi all’interno della Labromare che permetta di conciliare l’attività quotidiana con l’arrivo dei contenitori», spiega il capo dell’Arpat livornese Stefano Rossi. Problema che Labromare ha immediatamente provveduto a risolvere.

Intanto il tavolo istituzionale formato tra gli altri da capitaneria, Arpat, Provincia, Regione e Autorità Portuale, è in attesa di sapere da Grimaldi se c’è l’intenzione di fare in porto una verifica sulla condizione del materiale oppure si vuol procedere il prima possibile all’invio in Lussemburgo dei bidoni e dei sacchi all’interno dei cassoni.

Prima di qualsiasi operazione l’Arpat provvederà comunque ad effettuare un campionamento del contenuto dei sacchi recuperati per accertare lo stato del catalizzatore, assicurando le opportune condizioni di sicurezza, tenuto conto della reattività con l'ossigeno del materiale (in altre parole la sua infammabilità a contatto con l'aria).

Secondo l’agenzia e secondo gli esperti di Labromare non ci sono tuttavia pericoli di alcun tipo. «Nei prossimi giorni i cassoni saranno scaricati dal pontone e stoccati nei nostri impianti autorizzati dalla Provincia per questo lavoro», conferma il responsabile dell’area gestionale di Labromare, Eugenio Fiore. Poi arriveranno i test Arpat. E poi - si spera presto - quel carico maledetto prenderà la strada per il Lussemburgo o per lo smaltimento.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa