Il Tirreno

Livorno

Vacanze pagate con i furti Maxi pena al capo branco

di Federico Lazzotti

Ha patteggiato 3 anni e 4 mesi, uno dei quattro complici se l’è cavata con 4 mesi I cinque baby ladri imputati per i colpi compiuti tra l’Elba, Livorno e l’Abetone

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LIVORNO. Per un paio di stagioni, soprattutto tra il 2010 e il 2011, sono riusciti a pagarsi le vacanze al mare o in montagna saccheggiando o provando a saccheggiare le attività commerciali di mezza provincia, in particolare quelle che avevano i videopoker.

Succedeva d’estate all’isola d'Elba oppure in inverno tra Nugola e Collesalvetti. Addirittura a uno dei cinque componenti della baby gang sono state trovate una decina di tavole da snow-board rubate in un negozio dell’Abetone nel dicembre dello scorso anno.

Ieri mattina i cinque imputati, tutti ragazzi tra i 21 e 23 anni, hanno indossato il vestito buon: pantaloni, camicia e qualcuno ha pure messo la giaccao per la prima udienza del processo nel quale sono accusati a vario titolo di furto aggravato, ricettazione e possesso ingiustificato di oggetti da scasso.

È servita oltre un’ora per chiarire il percorso processuale di ognuno di loro. Manuel Mannucci, 23 anni, considerato dagli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Luca Masini il capo della banda ha patteggiato tre anni e quattro mesi che per il momento continuerà a scontare agli arresti domiciliari dove è costretto dal 12 gennaio scorso. Jonathan Digiacomoantonio, 22 anni da compiere, ha invece patteggiato una pena di quattro mesi.

Davanti al giudice Marco Sacquegna, il prossimo 17 luglio, verrà invece discusso il rito abbreviato di Niko Nannipieri, 23 anni a ottobre, mentre Manuel Del Sonno e Daniele Guarnieri attraverso i loro legali hanno fatto sapere al pm che affronteranno il dibattimento.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, i cinque ragazzi avrebbero in comune l'hobby del calcetto. La banda, nei colpi messi a segno all’isola d’Elba, arrivava col traghetto in serata, prendeva una macchina a noleggio e, di notte, scassinava il bar di turno, sradicando da terra le macchinette e svuotandole di banconote e spiccioli. In tutto i giovani si sarebbero portati a casa oltre 12mila euro.

Le indagini. Fin dal 2009 i carabinieri si sono messi sulle tracce della banda che, anche nei casi in cui i furti erano stati sventati, erano sempre riusciti a far perdere le proprie tracce. Tranne una volta, quando a Rio Marina due dei componenti del gruppo furono pizzicati e denunciati a piede libero, con tanto di foglio di via e obbligo di non tornare più nei comuni elbani.

Fin da subito i militari hanno sospettato dei cinque ragazzi e, con pazienza, hanno messo insieme le prove grazie a numerosi sopralluoghi tecnici nei locali visitati e anche attraverso l'utilizzo di tabulati telefonici e ai sistemi di sorveglianza installati dai comuni che hanno ripreso in più occasioni la banda.

Così dopo aver fatto luce sulle attività della banda e sciolto gli ultimi dubbi sui reati commessi dai cinque ragazzi livornesi, gli uomini del nucleo operativo e radiomobile di Portoferraio sono passati alle vie di fatto e all’inizio di gennaio hanno arrestato il leader del gruppo che ieri ha patteggiato e perquisito le case dove vivono gli altri quattro. A distanza di sette mesi le prime due sentenze.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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