Lutto
Tre anni fa toccò ai marinai dell’Alfonsito
Il precedente: abbandonata in porto, ora i soldi incassati sono bloccati in banca. «Procedure lente»
LIVORNO. Per un anno e mezzo è rimasta ormeggiata nel porto di Livorno con sei marinai a bordo, poi è arrivato il sequestro visto che l’armatore continuava a non pagare. Sono serviti altri due anni al curatore per vendere la nave “Alfonsito” e adesso per l’equipaggio si è consumata l’ultima beffa: i soldi sono bloccati in banca senza che i marittimi li possano incassare.
I marinai, tutti di nazionalità ucraina dopo aver abbandonato la nave, gli ultimi due scesero dopo 21 mesi, si erano rivolti anche in quella occasione all’Itf, il sindacato internazionale dei marittimi che cerca di tutelare, per quanto è possibile, i lavoratori di un settore che in tutto il mondo conosce situazioni davvero strane e di difficile risoluzione.
I marittimi vantavano nei confronti della compagnia armatrice un credito di circa 100mila euro. Dopo quasi due anni di attese nei mesi scorsi è stato possibile vendere la nave ricavando però la metà del debito. «Adesso stiamo cercando di sbloccare quei soldi – spiega Bruno Nazzarri, responsabile di zona dell’International transport federation – ma il problema sono i tempi di questo tipo di procedure in Italia».
Prendiamo la Spagna oppure la Francia dove in casi simili i tempi rispetto al nostro Paese sono notevolmente inferiori.
«In Francia quando un armatore è insolvente nei confronti dell’equipaggio e viene chiesto il sequestro a garanzia del credito bastano tre mesi per completare la vendita e pagare le persone che devono avere il denaro. Lo sapete quanto dura la stessa pratica in Italia? Almeno tre o quattro anni». E in certi casi poi per l’equipaggio scatta anche la beffa, come in questo caso.
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