Il Tirreno

Livorno

A me è accaduto, so cosa si prova e...ne vale la pena

Lara Loreti
A me è accaduto, so cosa si prova e...ne vale la pena

Vladimir Luxuria parla da Londra, dove si trova per un summit sulle pari opportunità. Anche lei è stata insegnante e racconta come è riuscita a instaurare con i suoi alunni un rapporto meraviglioso

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«Quando con le persone si ha un rapporto vero, occhi negli occhi, i pregiudizi si sgretolano come castelli di sabbia in favore della trasmissione della conoscenza. È questo il ruolo di un insegnante: trasmettere l’amore per la cultura. E il genere o i gusti sessuali non c’entrano niente». Vladimir Luxuria parla da Londra, dove neanche a farlo apposta, si trova per un summit sulle pari opportunità nel lavoro. La storia di Greta, maestro livornese che sta seguendo un percorso per diventare donna, la colpisce. Non solo perché anche lei ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza del passaggio, interiore e fisico, dalla vita coi pantaloni a quella libera, da donna. Ma anche perché lei stessa, per un breve periodo, della sua esistenza ha vissuto l’esperienza di essere un’insegnante particolare. E di presentarsi sulla carta come Vladimiro e di persona con spirito e look di Vladimir.

«Non ero ancora famosa quando fui chiamata per una supplenza al liceo scientifico Galilei a Civitavecchia. Non fu facile. Il preside era disorientato: vedeva una donna con i documenti di un uomo. Gli dissi che io volevo solo insegnare inglese. Coi ragazzi fu più dura: vedersi arrivare una supplente di inglese e trans, per loro fu uno spasso. I primi giorni quando entravo in classe, per loro era party time! Ma poi riuscii a instaurare un rapporto meraviglioso. Quando andai via molti piansero e uno mi fece un regalo». Cosa dire a Greta? «Prima di tutto voglio farle gli auguri: chi decide di operarsi in età avanzata non dovrebbe mai correre rischio di perdere il lavoro. Ci sono già i pregiudizi a creare preoccupazione».

Per Vladimir nessuno dovrebbe essere mai punito per una decisione che non è una scelta, bensì un obbligo. «Quanto al rapporto con i bambini, non cambierà nulla, basta parlarci! Io prima tendevo a non spiegare ai bimbi la mia posizione e trovavo in loro diffidenza. Poi ho cominciato ad aprirmi: «A un piccino dissi: “Sai, sono nato maschio. Ma dentro mi sentivo donna e così ho cambiato sesso”. Poco dopo lui mi disse: “Vuoi vedere i miei giocattoli?”. E genitori non temano che i loro figli possano essere sessualmente influenzati dal prof: non si cambia orientamento sessuale per imitazione, è qualcosa che riguarda l’essenza».

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