Gioco
Straordinari detassati I dipendenti devono restituirne una quota
È cambiata la legge sulle agevolazioni fiscali Sulle buste paga rischio di tagli anche di 600 euro
LIVORNO. Fra 300 e 600 euro. Questa la cifra che centinaia di lavoratori dipendenti di aziende cittadine potrebbero dover restituire ai datori di lavoro entro la fine dell'anno. Una restituzione collegata a un "pasticcio" sulla detassazione di alcune voci degli stipendi, prime fra tutte quelle relative agli straordinari e ai premi di produttività.
Tutto è collegato all'emissione di un decreto legge (approvato dal governo Monti il 23 marzo scorso e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 30 maggio), che di fatto rivede i parametri di applicazione della detassazione degli straordinari. In pratica - come fanno sapere i sindacati Cgil e Cisl - già dal 2008 era in vigore una particolare agevolazione fiscale che prevedeva una detassazione (con aliquota al 10%) di lavoro straoridinario, notturno, festivo e premi di produzione. Queste "agevolazioni" erano praticabili se il lavoratore aveva un reddito annuo massimo di 40mila euro lordi e l'importo massimo assoggettabile alla detassazione era di 6.000 euro.
Il decreto del 23 marzo ha cambiato le carte in tavola, variando i parametri entro i quali può essere applicata l'agevolazione fiscale. In particolare, il decreto prevede che l'importo massimo assoggettabile all'imposta ridotta non superi i 2.500 euro e che il limite massimo di reddito annuo oltre il quale il titolare non può usufruire dell'agevolazione sia di 30.000 euro.
Il fatto da sottolineare è che il decreto ha valore retroattivo, quindi per tutto il 2012. Il che significa che se alcune aziende da gennaio ad oggi hanno applicato la detassazione degli straordinari a dipendenti che superano i 30.000 euro lordi di reddito annuo adesso quei soldi devono chiederli indietro. In piche parole, i lavoratori dovranno restituirli al datore di lavoro. La forma con cui i dipendenti potranno esser chiamati a dare indietro questi soldi, se in unica tranche o con prelievi mensili, è ancora da stabilire.
«A gennaio - fa sapere Sergio Fondi, della segreteria confederale Cisl per i problemi dell'industria - i sindacati si sono affrettati a firmare accordi con le associazioni di datori di lavoro (Cna, Confesercenti, Confcommercio ed altri, ndr) per accordarsi sulla detassazione. Il problema è che all'inizio dell'anno non c'era chiarezza sui parametri secondo cui applicare questa agevolazione».
Così alcune aziende hanno preferito attendere che le linee guida per la detassazione fossero ufficializzate, mentre altre, ipotizzando parametri analoghi agli ultimi anni, hanno proseguito con l'agevolazione secondo i modelli dell'anno passato.
Decisione quanto mai sbagliata, sottolineano i sindacati - perchè adesso questi datori di lavoro saranno costretti a chiedere indietro soldi già pagati ai dipendenti, che di certo, in un momento in cui la morsa sui salari è particolarmente stretta, non fronteggeranno facilmente questo ulteriore prelievo fiscale.
«Per fortuna - fa sapere Daniele Mercati, del Caaf Cgil - a noi risulta che la maggior parte delle aziende, per autotutelarsi, abbia bloccato la detassazione già all'inizio dell'anno, in attesa di conoscere i parametri effettivi secondo cui applicarla. Quindi adesso l'agevolazine fiscale verrà calcolta correttamente, anche per i mesi già trascorsi».
Certo una percentuale di imprese che adesso andranno a richiedere i soldi degli straordinari ai dipendenti c'è senz'altro. Come conferma la Cisl. «In questo tipo di agevolazione - dice Fondi - rientra una larga maggioranza dei lavoratori de tutta la provincia, dagli operai agli impiegati. Anche a noi risulta che molte aziedne abbiano atteso prima di detassare, ma di certo ce ne saranno tante, magari quelle di piccole-medie dimensioni, che hanno proseguito con le agevolazioni dell'anno scorso». Così, a fare due conti veloci, i lavoratori chiamati a restituire i soldi degli straordinari potrebbero essere migliaia in tutta la provincia. «Di certo alcue centinaia - dice Fondi - nel solo capoluogo». Quanto alle somme da restituire, «difficile fare un conto, ma certo considerando che si parla di un periodo di sei mesi, potranno dover essere restituiti dai 300 ai seicento euro da parte di ogni lavoratore».
(a.c.)
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