Sicurezza
Ritrovato il corpo del sub scomparso
Il ricordo degli amici: «Un geologo con la passione del mare, veniva spesso in questa zona per pescare in apnea»
LIVORNO. Federico Torrusio da anni viveva a Bologna. Ma non aveva dimenticato il mare della Calabria, sua terra natia. È per questo che, nato e cresciuto sulle rive del Tirreno, ogni volta che poteva scappava dalla città e veniva al mare. La sua meta preferita era il Romito. Lì si era immerso anche domenica mattina, sotto al Sassoscritto. E dopo quasi 24 ore di ricerche, il suo corpo ieri è stato trovato dai sommozzatori dei vigili del fuoco, a circa 15-17 metri di profondità. Rispetto al punto dove il giorno prima si era immerso in apnea per pescare col fucile, il corpo è stato trovato 300 metri più a nord, a causa delle correnti. Aveva 44 anni.
Ieri mattina le ricerche del corpo del sub sono proseguite senza sosta. In campo le motovedette della Capitaneria di porto, i sommozzatori dei vigili del fuoco e quelli della Guardia costiera, più l’elicottero dell’Aeronautica in arrivo per dare una svolta alle operazioni. Un folto gruppo di soccorritori coordinati dal comandante Francesco Paolillo della Guardia costiera. Erano le 12.40 quando i sommozzatori dei pompieri, dopo due ore di immersione, hanno notato un corpo in una posizione particolare. Lo raccontano i due vigili del fuoco che l’hanno trovato, Viviano Vanni e Alessandro Dominici: «Abbiamo portato avanti le ricerche da domenica. E stamani (ieri ndr) abbiamo spostato il campo più verso ovest, tenendo la direzione da sud a nord finché, su un ciglio di 15-17 metri, abbiamo trovato il suo corpo in una classica posizione che fa pensare a una sincope in risalita». In squadra con i due sub c’erano anche il responsabile Fabrizio Giannelli e Gabriele Tucci. «Non è stato facile condurre le ricerche, c’era l’onda lunga per via del libeccio - dice Giannelli - Quando si pesca in apnea è sempre bene andare in due, in certe situazioni, infatti, il rischio è molto alto». I sommozzatori hanno fatto delle foto e poi hanno portato su il corpo, che è stato trasportato al molo mediceo, nella banchina dei vigili del fuoco, dove c’erano anche gli uomini della Capitaneria, guidati da Paolillo e dal capitano Gregorio De Falco. Da lì la salma è stata trasportata al cimitero dei Lupi, dove è stata esaminata dal medico legale Damiano Marra. Il corpo era intatto e il 44enne indossava ancora il corpetto. Difficile ipotizzare le cause della morte: la più probabile è la sincope, in ogni caso si tratta di un malore che ha poi provocato la morte per annegamento. Forse, come ipotizzano gli esperti, Torrusio ha fatto un’immersione troppo lunga.
Il 44enne faceva il geologo e viveva con sua moglie Cinzia Catricalà. La donna è venuta a Livorno domenica sera e ieri, dopo la notizia della tragedia, ha avuto un malore. Era stata lei a dare l’allarme, non sentendo il marito al telefono, come invece avveniva di solito. Del riconoscimento del corpo s’è occupato un amico: «Il mare era la sua passione, non ci avrebbe mai rinunciato».
«Era una persona esperta», dice l’amico ed ex collega Biagio Tranquillo, geologo al laboratorio di geotecnica Cgg. La vittima era sposata da anni, ma non aveva figli. Dal 2002 Torrusio, ancora iscritto all’albo regionale dei geologi, aveva lasciato lo studio per fare l’autista di autobus per l'azienda colognese Tper. La scienza della terra era diventata per lui ormai solo un hobby, così come lo erano le immersioni: «Era stato suo padre ad attaccargli la passione per la pesca subacquea, che praticava fin da bambino. Era esperto e si teneva in forma», prosegue l’amico. «Ci eravamo sentiti due giorni fa, per me era quasi un fratello».
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