Gioco
L’unione tra Livorno e Pisa? Si può fare
Accordo di massima fra i presidenti delle due Province, che cercano di anticipare gli effetti della “spending review”. Ma i problemi non mancano, e non sono soltanto quelli legati al campanilismo
Tutto nasce da una lettera aperta che Andrea Pieroni, presidente della Provincia di Pisa, ha scritto al suo omologo livornese Giorgio Kutufà: «Unifichiamo le province di Pisa e di Livorno». L'idea anticipa gli effetti del decreto "salva-Italia", che prevede la cancellazione degli enti intermedi (almeno nella loro forma attuale) entro il 31 dicembre. Le amministrazioni provinciali toscane hanno già presentato un piano di autoriduzione e accorpamenti. Certo l'idea che Pisa e Livorno diventino un tutt'uno, visto il folclore campanilistico che le divide, è di quelle destinate a diventare storia: se l’unificazione si farà, vuol dire che ovunque è possibile.
La realtà è che non vi sono alternative: nessuna delle due province centra almeno due dei tre parametri indispensabili per mantenere l'autonomia. Livorno, addirittura, li manca tutti e tre: al pari di Pisa non possiede i requisiti dell'estensione territoriale (più di tremila chilometri quadrati) e del numero dei comuni (oltre 50), ma neppure raggiunge la soglia minima di popolazione (350mila abitanti). In un quadro del genere Giorgio Kutufà non poteva che rispondere positivamente a Pieroni: «Dobbiamo avere la convinzione di condividere un comune destino. Si tratta di operare celermente e con intelligenza a unificare strutture e centri decisionali». Il futuro si compirà a breve: entro pochi giorni il governo illustrerà la spending review e subito sarà emanato un decreto legge sull’accorpamento delle province, prevedendo pure la riorganizzazione delle strutture periferiche dello Stato.
Tuttavia il percorso non è lineare come appare. Kutufà, ad esempio, ricorda che Livorno e Pisa hanno già provato a fare delle cose insieme, salvo poi fare marcia indietro, come accadde per il consorzio dei trasporti Acit, battezzato nel 1979 e seppellito otto anni dopo. Meno folcloristica eppure densa di conseguenze tangibili è la rivalità apuana: la sede della Provincia è a Massa ma la camera di commercio a Carrara, l’Asl a Carrara e gli uffici periferici dello Stato a Massa. La Foce, il colle che separa le città, divide mondi diversi. Ma se persino lì riuscirono a unificarsi, a Livorno e Pisa la coabitazione dovrebbe riuscire più facile. A patto che vengano sciolti due nodi. Il primo consiste nel debito pro-capite del 2011: 48,6 euro ciascun livornese, 365,3 ogni pisano. La differenza sta nelle rate di ammortamento dei mutui, contratti per realizzare opere pubbliche che hanno incrementato il grande patrimonio pubblico. Su chi graverà il differente indebitamento, sotto forma di addizionale Tarsu, Rc auto e altro? Il secondo sottende alla questione Piombino, in provincia di Livorno ma orientata verso Grosseto, ambito in cui giocarsi un ruolo primario nella circoscrizione territoriale sud. L’ultimo nodo sta nel nome. Visti i precedenti, è bene decidere subito se Pisa-Livorno o Livorno-Pisa o se sostituire il trattino con la congiunzione “e”. Per evitare, come è accaduto a Massa e Carrara, di discuterne per i prossimi 50 anni.
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