Il Tirreno

Livorno

L’integrazione ci farebbe bene

L’irriducibile campanilismo tra Livorno e Pisa appartiene più al folclore e all’aneddotica (senza per questo sminuire la rivalità sportiva) che alla vita quotidiana. In realtà le due città sono...

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L’irriducibile campanilismo tra Livorno e Pisa appartiene più al folclore e all’aneddotica (senza per questo sminuire la rivalità sportiva) che alla vita quotidiana. In realtà le due città sono legatissime, assai più di quanto possa apparire all’esterno, benché ciascuna conservi proprie peculiarità. La conferma viene da Riccardo Gifford, 55 anni, manager di origini livornesi trapiantato a Pisa da più di 20 anni: «L’integrazione farà bene a entrambe. Pisa è una città di servizi, alla quale però giova moltissimo il modo di pensare aperto che hanno i livornesi». Pregi e difetti, in definitiva, si compensano: «A Pisa c’è una mentalità troppo chiusa e anche se è piena di giovani, il ricambio della classe dirigente è faticoso. Ma come pregio fondamentale ha quello di avere l’università dentro al proprio sistema, che si traduce in una forte connotazione legata allo studio». E dunque ben venga l’integrazione tra le province: «Sono favorevole alle sinergie. E poi i pisani hanno una certa tendenza a restare immobili. I livornesi sono più dinamici quanto ad apertura mentale». E alla fine già ai tempi medicei le due città erano un tutt’uno, unite dal Canale dei Navicelli che ora, per essere strategico nel futuro di Pisa e di Livorno, andrebbe dragato.

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