Il Tirreno

Livorno

«Paghe alte e lavorare poco: non si può più»

«Paghe alte e lavorare poco: non si può più»

La scossa di Kutufà ai livornesi. Ma gli imprenditori criticano le istituzioni: risposte inadeguate

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LIVORNO. «La politica deve stare dentro la città e non eludere i problemi. Dobbiamo sciogliere le contraddizioni, sapendo che qualcosa perderemo e qualcosa conquisteremo. Ma la contrapposizione tra politica e amministrazione è dannosa». E ancora: «Difendiamo il porto commerciale e portiamo avanti l'intuizione della Darsena Europa».

Sono le dichiarazioni di Alessandro Cosimi - il cui tono è apparso assai dimesso rispetto alla consueta oraroria brillante - durante il secondo round della conferenza programmatica del Pd, nella sala della Camera di Commercio. Il primo cittadino ha toccato gli aspetti cruciali della città. Primo tra tutti, il porto. "Siamo di fronte a scenari completamente diversi - spiega il sindaco - Alcuni strumenti grandi nel tempo ora si sono esauriti. La scelta di non avere un piano regolatore dal '53 era funzionale a evitare conflitti. Oggi però quel piano è diventato necessario. Ma non deve penalizzare la parte commerciale".

Cosimi fa anche un appello al governatore Rossi (che però non era ancora presente in aula), affinché "sia evitato il piano regionale dei rifiuti e si smetta di allargare le discariche", ricordando poi come "la sola riflessione sul termovalorizzatore ha fatto saltare la vecchia maggioranza". «Tutti - rassicura il sindaco - lavoriamo per il bene di questo territorio e chiudere in questi due anni le partite aperte».

Poco prima, però, il giudizio sulle istituzioni, da parte dei rappresentanti dei sindacati e delle associazioni di categoria, era stato piuttosto negativo.

Massimo Marini (Confesercenti) non si tira indietro sulla questione della chiusura del centro: "Siamo consapevoli della necessità di riqualificazione. Ma non vogliamo subire interventi dall'alto, che sembrano voler costruire un palazzo partendo dal tetto» Mol critico Marco Valtriani, presidente Cna: «I lavoratori perdono il posto, le aziende chiudono i battenti, ma la politica resta impegnata in scontri e lotte interne ai partiti». Poi, una stoccata ad Aamps: «Le aziende si accollano i suoi problemi, sopportando i crediti spalmati negli anni». Non va per il sottile nemmeno il neopresidente di Confindustria, Alberto Ricci: «Abbiamo forti preoccupazioni per la deindustrializzazione. Le istituzioni non hanno dato risposte adeguate e tempestive».

«La sfida è tradurre gli obiettivi in atti pratici - ricorda Giovanni Pardini (Cisl) - per questo lancio un appello all'unità». Più severo Maurizio Strazzullo (Cgil): "O il lavoro torna al centro dell'azione politica, o è un dramma. Che il porto è una risorsa si dice da anni. Basta parole, bisogna agire».Intervento all'insegna della provocazione, da parte del presidente della Provincia Giorgio Kutufà: «L'abitudine, tutta livornese, del lavorare poco e guadagnare tanto, è diventata insostenibile. Aldo Moro parlava di un "nuovo senso del dovere". Livorno ha bisogno di una scossa, di un'assunzione e responsabilità di tutti i soggetti»

Giorgio Carlini

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