Il Tirreno

Livorno

I portuali dicono ok ai sacrifici choc

di Mauro Zucchelli
I portuali dicono ok ai sacrifici choc

Taglio del 30% al costo del lavoro, in arrivo cassa integrazione e forse lo stato di crisi. I vertici si dimettono

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LIVORNO. Con tutto il mal di pancia per i prezzi che la terapia choc chiede, ma alla fine i portuali hanno detto sì ai sacrifici lacrime e sangue imposti dal piano con cui il supermanager Alberto Bruschini pensa di risanare i conti zoppicanti della Compagnia.

Il gruppo dirigente – che da cinque anni e mezzo vede al timone Enzo Raugei, ex assessore provinciale dei Comunisti italiani (e ora dirigente Pd) – ha messo a disposizione il mandato presentandosi dimissionario. Nel giro di pochissimi giorni si metterà in moto l’ingranaggio che, attorno alla metà del mese prossimo, porterà al voto i lavoratori della cooperativa per darsi una nuova leadership con un compito esplicito: dare attuazione alla cura Bruschini. Nel frattempo la squadra uscente dovrà concludere l’ultimo atto della propria gestione: il varo del bilancio.

Non si creda che l’assemblea di ieri mattina nel cinema teatri 4 Mori sia stata una passeggiatina sul lungomare: non sono mancati tensione, mugugni e rabbia eppure al tirar delle somme la cura Bruschini ha messo in fila 179 sì, 30 no e 19 astenuti. Anche perché di fronte all’interrogativo su quale alternativa realistica i lavoratori avessero, la risposta è stata più o meno riassumibile così: tirar giù la saracinesca.

Certo, nel voto di quattro mesi prima l’ok ai sacrifici era stato altrettanto plebiscitario (con l’88% di consensi) ma si è assottigliata un po’ la partecipazione fra i circa 400 soci (in una galassia di società che conta complessivamente 700 addetti). Come dire: i portuali accettano di tirare la cinghia pur di salvare la baracca e mettono la “resurrezione” della Compagnia avanti alle loro buste paga, ma ovviamente si sente la stanchezza di non aver ancora visto la fine del tunnel. Ma non è un sentimento che si avverte anche nel resto della città e del Paese?

Il piano Bruschini – del quale già a metà giugno abbiamo dato anticipazioni dettagliate – mette l’accento sul problema che non è stato sufficiente vedere più della metà di quella metà (30%) che la Compagnia aveva nel terminal Tdt. Una difficoltà che, come abbiamo ripetuto, il presidente Enzo Raugei aveva confessato già nell’audizione in Provincia. La terapia prescrive il taglio del 30% del costo aziendale del lavoro: ma per renderlo meno choc sulle buste paga, si conta di ottenere questa riduzione in parte da una drastica riorganizzazione del lavoro e in parte dall’utilizzo della cassa integrazione e eventualmente anche della dichiarazione dello stato di crisi in base alla legge 223 (che prevede anche pensionamenti).

C’è però un fabbisogno stringente di ossigeno finanziario: 15 milioni di euro a brevissimo termine, altri 8-10 nel giro di un altro anno e mezzo. Senza contare – ma qui il piano Bruschini si lascia le mani libere – che la Compagnia dovrà darsi una nuova missione produttiva: da imprenditore – com’è nella tradizione livornese, così diversa da altre Compagnie portuali – anziché come mero fornitore di braccia.

C’è da trovare questa ulteriore iniezione di liquidità per passare il guado. In ballo dunque ulteriori vendite di pezzi della costellazione di proprietà e società della Compagnia. O forse, ammesso che l’urgenza dei tempi per disinnescare la mina finanziaria lo consenta, con l’alleanza in joint venture con imprenditori privati che mettano sul tavolo un pacchetto di contanti. Nel solco dell’idea che Bruschini suggerisce nell’ultimo capitolo del piano di risanamento.

Del resto, non è una novità che la Compagnia portuale metta in piedi alleanze con altri imprenditori: figurarsi che ha messo lo zampino un po’ ovunque nei vari terminal (e nelle differenti tipologie di traffici portuali) presenti nel porto di Livorno. Ma ora non è più semplicemente l’ennesimo capitolo di quella stagione: la Compagnia cerca nei sacrifici un nuovo inizio perché nulla sarà come prima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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