Gioco
Ormai nelle speranze dei livornesi non c’è più l’industria
Lo dice il sondaggio commissionato dal Pd alla società Swg Chi non ha un lavoro cerca soprattutto nel commercio
LIVORNO. La qualità della vita a Livorno, le priorità per chi ci vive, la fiducia - o sfiducia - nella politica e nei partiti, il dramma dell'occupazione. Tutti terreni che il Pd ha chiesto di provare a scavare ai responsabili di una nota società di sondaggi, la Swg. Le interviste telefoniche sono state condotte dal 14 al 18 giugno su un campione di 600 soggetti, tutti maggiorenni, tutti residenti dentro i confini del comune. I risultati, custoditi gelosamente nei cassetti di via Donnini, saranno presentati ufficialmente oggi al Goldoni, dove è in programma l'apertura della conferenza di programma del partito.
Intorno al sondaggio c'è un bel fermento. Alcuni risultati fanno ben sperare i vertici democratici, altri hanno messo tutti in subbuglio. Certo il fatto che il maggiore partito cittadino abbia deciso di testare oggi gli umori dei livornesi la dice lunga sulle preoccupazioni che si respirano rispetto agli ultimi due anni del mandato amministrativo. Se non altro dice che c'è la necessità di capire da dove ripartire per costruire la città del domani. "Guardare oltre", come recita lo slogan della conferenza.
Oggi un responsabile di Swg illustrerà i risultati dell'indagine dal palco del teatro, poi a prendere la parola sarà il segretario del Pd, Yari De Filicaia, che su quei grafici costruirà parte del suo intervento. Il sondaggio, per ora, resta top secret. Anche se qualche dato è trapelato. Si sa, ad esempio, che oltre l'80 per cento degli intervistati sostiene che i problemi più importanti per Livorno siano il lavoro e l'occupazione. Come stupirsi? Curioso, invece, che il rinnovamento delle classe politica locale sia visto come un problema più delle tasse (8 per cento contro il 5 per cento).
Sempre in tema di lavoro, uno degli spunti più interessanti arriva quando all'intervistato di turno (in questo caso esclusivamente disoccupati o persone in cerca della prima occupazione) viene chiesto: “In quale settore preferirebbe trovare un'occupazione?”. In testa c'è il commercio (37 per cento), seguito dal turismo (19), cultura (16), artigianato (7), agricoltura (5), servizi (2). Il 12 per cento risponde che un lavoro qualsiasi andrebbe bene, il 3 non saprebbe, mentre nessuno (il dato riportato è proprio 0) pronuncia la parola industria. Insomma, tutti vogliono lavorare in negozio e nessuno alla catena di montaggio? Sarà che nella pausa pranzo, quando va giù la saracinesca, c’è tempo per andare al moletto. O forse - tra cassa integrazione, prepensionamenti e crisi - in città è ormai diffusa la convinzione che le industrie abbiano poco da offrire. Ora resta da capire cosa hanno risposto i livornesi a domande scottanti per la politica e non solo. Un esempio? Discariche e inceneritori.
Juna Goti
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