Il Tirreno

Livorno

La lunga estate calda sulle banchine

di Mauro Zucchelli
La lunga estate calda sulle banchine

Esplode in porto la questione del lavoro: oltre 600 in cassa integrazione e al tempo stesso record di straordinari

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LIVORNO. Il porto è una polveriera di tensioni e i traffici in calo accentuano i contrasti, riducono gli spazi di mediazione e fanno intravedere fiamme anche là dove i guai covano sotto la cenere. Al tempo stesso non è vero che è ovunque pianto e lamento: sulle banchine si contano adesso 630 lavoratori in cassa integrazione e, poco più in là, si sfora ogni record di straordinari, al di sopra delle 250 ore previste dal contratto, dicono i sindacati di categoria.

Ci sono almeno tre vicende-simbolo di questo stato di cose: e la prima della lista non può che essere la crisi della Compagnia portuale. A ruota, la segue la minaccia di messa in liquidazione della Agelp, che in teoria è l'unica realtà autorizzata in porto a fornire manodopera agli operatori che devono fare i conti con i picchi di lavoro. Terza storia, quella fra Seatrag e Unicoop relativa alle navi di Grimaldi (che, secondo quanto ha ripetuto Lorenzo Cosimi, numero uno di Rifondazione, mette a rischio il posto di lavoro di 40 addetti di Unicoop Servizi).

Oggi pomeriggio questo menù finirà al tavolo istituzionale che la scorsa settimana era saltato in extremis facendo infuriare le organizzazioni dei lavoratori. La questione del lavoro minaccia di rendere quest'estate assai più "calda" di quel che già è sotto il solleone. Ma si intreccia con scenari che riguardano anche altri aspetti della vita del porto. A cominciare dai dragaggi che dovrebbero restituire fondali praticabili almeno alle portacontainer da 7-8mila teu.

Intanto, è ormai nero su bianco la zonizzazione del nuovo Prg firmato Gallanti: da un lato, mette in moto un ingranaggio che incentiva le aggregazioni; dall'altro, la manovra-chiave è l'allargamento del porto passeggeri fino all'Alto Fondale incluso, spostando al molo Italia prodotti forestali e cellulosa (ma con una fase di transizione di almeno un anno che, in mancanza di un clima di collaborazione fra la Cilp uscente e la Porto 2000 subentrante, rischia di moltiplicare gli episodi-incubo come il mezzo patatrac capitato con la Carnival Breeze nel viaggio inaugurale). Dunque, stiamo parlando della mappa dei tasselli del puzzle in porto e di chi li occupa.

Ma non c'è solo la geografia, esiste anche la storia di questi tasselli: non è una novità che passino di mano e, siccome la Compagnia portuale ha a brevissimo termine un forte fabbisogno sia di ossigeno finanziario sia di prospettive produttive, è possibile che le compravendite non si limitino alla cessione del controllo della Tdt, uno fra i primi 25 terminal contenitori nel Mediterraneo.

Guai però a guardare solo lì. Un po’ perché un big dei fondi di private equity come Clessidra è già entrato da tempo sulle banchine (e non sta affatto alla finestra), un po’ perché Giorgio Neri ha venduto il 100% della sua società ottenendo in cambio una quota del 12% dentro il nuovo polo nazionale della logistica della carta. Un po’, soprattutto, perché la crisi e l’andamento dei noli ha già imposto ai grandi operatori mondiali alleanze e aggregazioni che hanno fatto piazza pulita di antagonismi storici: e le banchine di Livorno non sono sulla luna.

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