Sicurezza
Il Comune chiude villa Morazzana
Tra un mese i 39 profughi saranno trasferiti. L’edificio resterà inutilizzato finché non sarà indetta una gara
LIVORNO. Villa Morazzana chiude. La data è perentoria ed è pure dietro l’angolo: 20 luglio, tra poco più di tre settimane. In un colpo solo, dietro alle sue cancellate si dissolveranno tre epoche: quella dell’ostello, quella degli aperitivi, quella del centro di accoglienza. Se ne aprirà un’altra, ma per adesso quale sarà, è un mistero: servirà che il bando per raccogliere proposte sul miglior utilizzo del complesso immobiliare produca qualcosa di concreto, poi servirà una gara, degli imprenditori disposti a parteciparvi e finalmente si aprirà la nuova era di questa villa dalla vita tormentata. Ma c’è un altro punto interrogativo: è il quando. I tempi tecnici in questi casi sono lunghi, e così il rischio è che i cancelli della villa, su cui anni fa si è investito e non poco, restino serrati a lungo, aggiungendo un’altra pagina buia alla storia di quest’edificio che dal Settecento è stato antica residenza dei Rodocanacchi, abitato all’inizio del secolo scorso dai grandi interpreti della Cavalleria Rusticana, trasformato successivamente in centro di ospitalità dell’associazione famiglie dei caduti in guerra, comprato negli anni Ottanta dal Comune e divenuto dopo un accurato e costoso restauro, ostello e centro congressi. «Ma oggi per passare una notte in un hotel a quattro stelle bastano 60 euro e villa Morazzana non poteva più essere concorrenziale».
E così quando un anno e mezzo fa si prospettò la possibilità di usare la villa per accogliere una quarantina di profughi provenienti da Lampedusa, ad Andrea Sgarallino - che dal 2003 gestisce la struttura - si accese l’idea di dare una svolta ad un’attività ricettiva ormai in crisi. «Avevo anche un progetto di trasformare una parte dell’edificio in alloggi per senza tetto e aprire una mensa per homeless e per oltre un anno l’ho portato avanti con convinzione, sia imprenditoriale che sociale, fino a quando alcuni giorni fa mi è arrivata un’ordinanza, in cui da un lato mi si impone di restare aperto fino al 20 luglio, cosa che io mai avevo messo in discussione, e dall’altro mi si indica che proprio quel giorno i 39 stranieri che vivono qui saranno prelevati e trasferiti in altri centri di ospitalità toscani e noi in automatico chiuderemo».
La questione è arrivata ieri mattina sul tavolo del sindaco e dell’assessore Cantù. Ma in qualche modo è stato un ritorno di carte visto che è dagli uffici comunali che è partita l’ordinanza. La storia è ingarbugliata, riguarda l’ufficio patrimonio, quello sociale, l’Asl e la protezione civile regionale. Ma anche la Provincia, «perché - sottolinea Sgarallino - erano stati stanziati 70mila euro per inserire anche i nostri ragazzi in un percorso di inserimento nel mondo del lavoro e ora rischiano di non essere utilizzati». In mezzo c’è stato anche un problema igienico sanitario («ma era relativo a una camera che è stata devastata da alcuni ospiti e che abbiamo chiuso», si difende Sgarallino), e una raccomandata di disdetta inviata nei tempi giusti da parte del Comune per interrompere il contratto il 20 giugno di quest’anno («ma poi hanno rettificato mettendo per scritto che avremmo solo dovuto rivedere il canone di affitto»). Anche questa però è stata cancellata dall’ordinanza. E così il 20 luglio, se niente cambierà, villa Morazzana cesserà la sua attività e chiuderà fino a data da destinarsi. «Ma come ho avuto modo di sottolineare al sindaco è un errore - si sfoga Sgarallino -: se vogliono togliere i profughi, aspettino almeno che a dicembre si concluda il loro percorso di reinserimento indicato dalla prefettura. Anche perché sicuramente, fino a quella data, il bando di gara non sarà pronto e la villa resterebbe inutilizzata. E’ una questione di rispetto umano per queste persone, molte delle quali si sono integrate nel tessuto cittadino e stanno seguendo un percorso per avere l’asilo politico o il permesso umanitario. Tra l’altro noi abbiamo quattro dipendenti che resteranno senza lavoro e dal punto di vista imprenditoriale questa struttura fattura comunque 50mila euro al mese. Ma è anche una questione di rispetto per un bene pubblico: capisco la volontà di cambiargli destinazione ma finché non ci sarà la gara perché tenerlo chiuso e inutilizzato quando può servire per qualcosa di buono?».
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