Il Tirreno

Livorno

Oltre il buio c’è il fantasy (e tante storie da raccontare)

di M. Antonietta Schiavina
Oltre il buio c’è il fantasy (e tante storie da raccontare)

«Sono un pacifista, le battaglie mi piacciono soltanto se sono finte»

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LIVORNO. Ha già ventisei anni, ma gli piace ancora giocare come quando era piccolo: adora soprattutto il Fantasy e tutto ciò che può essere riconducibile a quel mondo. E, nel Fantasy trova anche l'ispirazione per scrivere. Figlio unico, coccolato «ma non viziato» da genitori e nonni, radici labroniche da parte della madre, segretaria in un'azienda che vende pezzi di ricambio per auto, e salernitane da parte del padre, insegnante alle superiori, Alberto Petrosino, è il classico bravo ragazzo che ogni genitore vorrebbe avere come amico dei propri figli. Laureato in Psicologia Sociale e delle Organizzazioni presso l'università di Firenze sta facendo tirocinio a Livorno presso alcune strutture come educatore di ragazzi problematici. E ha da poco pubblicato il suo romanzo d'esordio, nella collana “little dreamers” della Casini editore, dedicata ai ragazzi e ai giovani adulti, debuttando alla Fiera del libro di Torino, dove ha ricevuto apprezzamenti di pubblico e critica.

Si intitola “Oltre il buio" e il 28 giugno, alle ore 18.45, lo presenterà alla libreria Edison in un incontro aperto al pubblico. Protagonisti della storia Eva, Seth, Moan e Leo, quattro ragazzi che non si conoscono, e che si svegliano legati e chiusi in una stanza buia, senza ricordare niente dell'accaduto.

La vicenda che racconta è corale ma ha una protagonista principale, Eva che non conosce il suo passato, e attraverso le parole degli altri ragazzi cercherà di scoprire la sua identità.

Si è ispirato a qualcuno per descriverla?

«No. Eva è una persona che tutti noi possiamo conoscere, una di cui scopriremo solo alla fine del libri la vera natura».

Quando è nata la sua passione per la scrittura e cosa rappresenta per lei?

«Prima di cominciare a scrivere sono stato un accanito lettore. Negli anni delle medie ho letteralmente divorato storie fantastiche, come quelle di Margaret Weis e Tracy Hickman, che raccontavano un mondo Fantasy incredibile e lontano, nel quale son stato sbalzato, facendo incetta di visioni e avventure che mi sono servite ad aprire la mente. Con il tempo, però, ho capito che il solo leggere non riusciva a soddisfarmi completamente. Così ho incominciato a scrivere e la scrittura oggi per me è un autentico rifugio».

“Oltre il buio" è il suo primo libro.

«La mia prima creatura di cui sono molto soddisfatto».

E' un libro che parla di angoscia, di oscurità, di paura, e che, a un certo punto, fa raccontare a uno dei protagonisti anche una storia ambientata sul Titanic. Come mai questa scelta?

«Quella del Titanic è una storia drammatica che mi ha colpito e che penso resterà per sempre nella storia. Ma soprattutto è una vicenda che ha dei punti misteriosi. Nel romanzo, attraverso la voce di uno dei protagonisti, ho provato a descrivere cosa potrebbe essere successo a bordo del transatlantico».

Un tema attuale fra l'altro il suo, che ben si sposa con il centenario del Titanic ma anche con il dramma del Concordia. Detto questo, “Oltre il buio” che tipo di romanzo è?

«Non è una storia che si possa inserire in un genere preciso, perché attraverso le voci dei protagonisti i racconti lo cambiano ogni volta».

Possiamo definirlo un Fantasy?

«Non esattamente, anche se la sua concezione è fantastica, perché dà una svolta diversa a ciò che il lettore si aspetta su quello che potrebbe accadere nella vita di tutti i giorni: c'è azione, ma c'è anche mistero e romanticismo».

E' adatto a un pubblico adulto o ai giovani?

«Viene presentato come uno Young Adult ma è più che altro un romanzo di formazione e di crescita».

Per pubblicare ha dovuto fare la solita penosa trafila di tanti emergenti, e magari acquistare un certo numero di copie. come avviene spesso quando ci si affida a piccole case editrici?

«No. Sono stato molto fortunato e ho trovato sulla mia strada persone, non solo competenti, ma molto corrette, come gli editori e Moony Witcher, la curatrice della collana, con cui avevo seguito un corso di scrittura creativa. Lei per prima ha creduto in me, chiedendomi di sviluppare un mio racconto in romanzo e offrendomi una meravigliosa opportunità».

Veniamo ai suoi studi di psicologia, che probabilmente l'hanno aiutata anche a trovare l'ispirazione per scrivere. E' una scelta che ha fatto consapevolmente o le è stata suggerita in famiglia?

«La decisione è mia: mi piaceva la materia e pensavo che mi aprisse delle porte anche nell'ambito del lavoro».

E' stato così?

«Per ora faccio il tirocinio presso alcune strutture sanitarie, però mi sono appena laureato e non posso pretendere di trovare subito il posto fisso».

Intanto scrive, ma quando ha cominciato a riempire con la tua fantasia i fogli bianchi?

«Ho sempre scritto e letto, mi piacevano le materie letterarie anche se poi, invece del liceo classico ho frequentato lo scientifico».

Se dovessi scegliere fra scrittura e psicologia?

«Le amo tutte e due, per il momento continuo il tirocinio e cerco di vivere il presente, ma sicuramente continuerò a scrivere, ho già cominciato un nuovo romanzo e spero, prima o poi, di poterne concludere un altro (puramente Fantasy) e mi piacerebbe anche provare a cimentarmi nella sceneggiatura di un fumetto».

Il fatto di vivere sul mare aiuta la sua fantasia?

«Sì, anche se non è proprio quello di Livorno il mare da cui traggo ispirazione, perché le mie estati le ho vissute e le vivo in un campeggio a Donoratico, dove ho anche conosciutola mia ragazza, Alessia».

Quella che cita nella quarta di copertina del libro come "una splendida ragazza dagli occhi smeraldo"?

«Proprio lei, la conosco da dodici anni e da un paio stiamo insieme».

Che lavoro fa Alessia?

«Commercialista a Prato».

Cosa dice della sua svolta letteraria?

«È la mia prima sostenitrice».

I suoi genitori la vedono più psicologo o più scrittore?

«Sono molto contenti di quello che sto facendo. Mia madre è venuta con una zia a Torino durante la Fiera e mio padre, che legge pochissimo, ha letto il mio libro dandomi un buon voto».

Ha mai pensato di ambientare una storia nella sua città?

«No, anche se le mie storie non hanno un'ambientazione precisa e potrebbero essere ambientate dappertutto, anche a Livorno».

Ha degli amici d'infanzia o di scuola, o frequenta solo quelli del campeggio di Donoratico?

«Ne ho tantissimi,e con molti di loro condivido l'hobby del fantasy: pubblicazioni, e miniature che raccolgo da quando frequentavo le medie, con cui poi gareggio spesso in tornei di Warhammer».

Giochi di guerra?

«Si, ma io sono un pacifista e le battaglie mi piacciono se sono finte».

Altri hobbies?

«Fino alla seconda superiore ho suonato il violino, poi sono passato alla batteria, alla chitarra e all'armonica. Ho cambiato molti gusti, a parte il fantasy, che è sempre nel mio cuore e la scrittura, che ormai fa parte della mia vita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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