Il Tirreno

Livorno

«Così i consiglieri bindiani si sono autoesclusi dal Pd»

LIVORNO. Chi fa parte della maggioranza e vota contro il bilancio della giunta, si autoesclude dal partito e dalla coalizione di governo cittadino. A sostenerlo, con riferimento al comportamento...

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LIVORNO. Chi fa parte della maggioranza e vota contro il bilancio della giunta, si autoesclude dal partito e dalla coalizione di governo cittadino. A sostenerlo, con riferimento al comportamento tenuto da alcuni consiglieri circoscrizionali della corrente bindiana del Pd, sono tre segretari di sezione dei democratici: Piero Tomei ( Pd Colline), Dario Luchetti (Pd Coteto), Valerio Ferretti (Pd Salviano).

«Nella piena libertà di scelta e di dissenso - scrivono - prerogativa di ogni consigliere eletto, non votare la manovra di bilancio è comunque un porsi fuori dal partito. Votando no al Bilancio significa votare contro la maggioranza di cui il Pd è parte integrante collocandosi, di fatto, all'opposizione e fuori dal partito stesso».

«Quest'ovvietà - proseguono - emersa a conclusione di una riunione del gruppo Pd della Circoscrizione quattro è stata sposata in pieno in quella sede anche dalla consigliera Oriana Rossi la quale fra l'altro intervenne proprio a rilevare l'importanza dell'approvazione della manovra di bilancio seppur evidenziando criticità da tutti condivise. Al termine, la scelta del gruppo fu di votare la manovra di bilancio pur con un parere vincolato da alcune richieste: la necessità di provvedere al mantenimento ai livelli minimi dell'aliquota Imu per la prima casa, la necessità di un tempestivo aggiornamento delle rendite catastali vero fattore d'iniquità, l'immediata verifica del saldo fra trasferimenti dello Stato e Imu in previsione poi avverata del ritorno del gettito totale d'imposta dal prossimo anno, al fine dell'abbassamento anche immediato dell'aliquota».

Alla luce di tutto ciò, la bocciatura della manovra alla Circoscrizione 4 come quella alla 1 evidenziano, secondo i tre segretari «più la volontà distruttiva all'urlo di "Muoia Sansone con tutti i Filistei" rispetto ad una posizione di dissenso».

Per questo motivo, Tomei, Luchetti e Ferretti sollecitano una riflessione nel partito «in merito all'evidente "strategia" di un gruppo, che come noto fa riferimento a Ceccantini che innalzatosi a"leader" si è dimenticato che il Partito Democratico ha una struttura democratica ben organizzata che ha eletto il suo segretario e una segreteria dove, a scanso di equivoci, lui stesso è membro. Strategia che ha il sapore del vecchio. Vecchi giochetti più dediti alle piccole rendite di posizione che allo spirito più elevato del bene della comunità».

I tre segretari di sezione del Pd ricordano poi che «il Partito Democratico livornese si sta avviando alla Conferenza Programmatica, un appuntamento importantissimo di rilancio e di rinnovamento» e giudicano l’iniziativa «una spinta in avanti necessaria in un momento di crisi profonda ancor più accentuata nella nostra città. Adesso più che mai la nostra Livorno ha bisogno di costruttori e non di demolitori. Tutti quanti siamo chiamati, ciascuno, nella propria parte a cercare, con tutte le energie, la via del miglioramento per la nostra comunità. Certe posizioni sembrano più rivolte a frenare l'azione di rinnovamento che stiamo affrontando, rispetto alla ricerca della soluzione dei problemi. Un modo come tanti di conservare il vecchio enunciando il contrario».

«Spinti più da curiosità che interesse, una domanda ce la poniamo - conclude la lettera firmata da Tomei, Lucchetti e Ferretti - Che ne pensa veramente la nostra Rosy Bindi, tanto evocata, poiché molti sembrano richiamati proprio da lei a questa nuova "Crociata" dal sapore labronico? »

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