Sicurezza
Lavori in Accademia e il mare è marrone
Enorme chiazza a San Jacopo, Pancaldi costretti a chiudere le piscine. L’accusa: «Hanno sversato terra e cemento»
LIVORNO. La prima sorpresa del primo sabato d’estate è stata un’enorme chiazza grigia e marrone che ha invaso il mare davanti alla Baracchina Bianca, tra l’Accademia e Acquaviva. Che cosa hanno sversato? E chi è stato? La domanda ieri se la sono fatta a centinaia, tutti coloro che fin dalla mattina avevano messo in programma di fare un tuffo a San Jacopo. Qualcuno alla fine l’ha fatto lo stesso. Tanti invece hanno preferito evitare di venire in contatto con quella macchia opaca, melmosa, apparentemente argillosa. Che durante la giornata si è espansa velocemente fino ad arrivare al mare aperto. E che ha costretto la direzione dei bagni Pancaldi a tenere chiuse le piscine.
La seconda sorpesa del primo sabato d’estate è arrivata invece dalla risposta a quelle due domande: il guaio - secondo una prima ricostruzione su cui sembrano convergere tutti - sarebbe stato causato dalle opere di consolidamento di un molo all’interno dell’Accademia Navale, cioè l’ente che del mare dovrebbe essere tra i principali tutori. Ieri, dal viale Italia, ben si notavano nel porticciolo dell’Accademia una ruspa e i lavori in corso. Sarà comunque la capitaneria di porto a dover accertare la provenienza di quella chiazza e le responsabilità. Mentre l’Arpat darà una risposta sull’eventuale inquinamento.
La prima segnalazione. Erano le 10 quando alla mail del Tirreno arrivava una foto inviata da un lettore, con il mare di Acquaviva che sembrava quasi caraibico. Ma il colore dello scatto era palesemente ingannevole: a vederle dal vivo quelle chiazze apparivano tra il grigiastro e il marrone. E il mare sembrava tutto fuorché pulito. La Protezione Civile, allertata dal giornale, interveniva poco dopo sul posto insieme alla polizia municipale e confermava: «C’è stato un intorbidimento delle acque, provocato probabilmente da un movimento di fondali effettuato con mezzi meccanici», spiegava il capo della Protezione Civile, Leonardo Gonnelli. I suoi tecnici, insieme agli agenti della polizia municipale, chiedevano immediatamente un incontro con i vertici dell’Accademia. «L’ufficiale di servizio ci ha confermato che sono in corso lavori sul molo che guarda a San Jacopo, ma ci ha anche sottolineato che oggi (ieri, ndr) non è stato eseguita nessuna operazione. Ad ogni modo abbiamo girato la questione alla capitaneria che è l’ente responsabile per ciò che succede in mare», continuava Gonnelli.
La rabbia dei Pancaldi. Mentre da una parte si muoveva il personale del Comune, dall’altra toccava ai carabinieri. A chiamarli era stato circa alla stessa ora Giorgio Bonaventura, proprietario dello storico stabilimento. «A quanto ci risulta si tratta di uno sversamento di cemento e terra - raccontava, infuriato, Bonaventura -. Una cosa del genere non era mai successa: per noi si tratta di un danno d’immagine, per i nostri clienti di un sabato rovinato. Finalmente era sbocciata una meravigliosa giornata d’estate e ci siamo trovati questa brutta sorpresa. Abbiamo dovuto tenere chiuse le tre piscine per tutelare la salute dei nostri frequentatori visto che non sappiamo quanto e come quella terra abbia inquinato il nostro mare. E poi c’era il rischio di rovinare le pompe e i depuratori». La rabbia del padrone dei Pancaldi si riversava senza troppi giri di parole sui “vicini di casa” della Marina: «Ho telefonato a lungo in Accademia ma non ho avuto risposta. Nessuno ci ha avvertito prima dei lavori, nessuno ci ha dato una spiegazione dopo. Mi sembra un gesto di incoscienza verso il mare effettuare un’operazione del genere».
Lavori del Genio. Qualche accertamento in più confermava i lavori in corso all’interno dell’università della Marina Militare sotto la direzione del genio civile opere marittime. E anche dalla Protezione Civile partiva una frecciata velenosa verso la forza armata, ma anche una richiesta specifica alla capitaneria di imporre all’Accademia di seguire le regole che valgono per tutti. «In effetti sembra molto strano che un danno del genere arrivi dall’Accademia - sottolineava Gonnelli -. Sarà importante che la capitaneria imponga a chi fa i lavori sulla costa di usare quelle barriere o panne che se messe in mare avrebbero evitato lo spargimento delle chiazze».
Inquinato o no? Tra i frequentatori del mare di San Jacopo la terza domanda era sicuramente la più importante: quella polvere a pelo d’acqua ha inquinato il mare o no? La risposta dovrà darla l’Arpat che oggi inizierà l’analisi dei campioni delle acque prelevate. Nel frattempo non resta che sperare nel vento e nelle correnti.
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