Il Tirreno

Livorno

«È un bilancio senza sprechi»

di Alessandro Guarducci
«È un bilancio senza sprechi»

«Tagliati spese e personale, dimezzati i dirigenti, garantiti i servizi pubblici. A settembre punto a far scendere l'Imu sulla prima casa almeno al 5,2 per mille»

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LIVORNO. «Non c’è alcun spreco in questo bilancio di previsione. Si è tagliato quanto possibile, ma anche cercato di mantenere i servizi essenziali». Il sindaco replica così alle accuse che gli sono state mosse da alcuni consiglieri circoscrizionali del Pd, che fanno parte della corrente bindiana, che nei giorni scorsi hanno votato contro la manovra di bilancio del Comune.

Ma Alessandro Cosimi in questa ampia intervista al Tirreno spiega anche perché ha deciso di applicare l’Imu più alta della Toscana - rispondendo anche ai partiti di maggioranza che hanno avanzato più di un dubbio su questo provvedimento - e fa il punto (insieme agli assessori) sulle opere pubbliche che aveva annunciato nel suo programma di mandato ma che non sono state ancora realizzate, come evidenziato su queste colonne una settimana fa. E ribadisce la volontà di restare a Palazzo Civico fino alla scadenza naturale del mandato nella primavera del 2014.

La spesa corrente è aumentata di circa 10 milioni di euro rispetto all’anno passato. Com’è possibile che non si sia intervenuti per frenarla e poi si debba ancora aumentare le tasse?

«Parlare come qualcuno ha fatto di esplosione della spesa corrente è assolutamente fuori luogo. Le spese che potevano essere toccate per nostra volontà sono state tutte ridotte, perché questa scelta è un obiettivo di mandato. Per esempio è diminuita la spesa per il personale, a fronte di una diminuzione dei dipendenti che ha colpito anche i dirigenti: nel 2004, quando sono stato eletto sindaco, erano 35 e il loro costo ammontava a 4.375.000 euro, oggi sono ventuno e la spesa è scesa a 2.375.000 euro. E presto saranno 19, perché ci saranno altri pensionamenti. In pratica c'è un dirigente ogni 65 dipendenti: abbiamo fatto meglio della previsione del governo che indica in 1 a 40 l’ equilibrio tra dirigenti e di dipendenti. Abbiamo lavorato in generale per l'abbattimento della spesa: scende di oltre 900mila euro quella per gli organi istituzionali e di decentramento, di 400mila euro quella di segreteria generale, organizzazione e programmazione. Oggi, per fare un altro esempio, il Comune ha una sola auto blu, una Fiat Croma diesel».

D’accordo, ma i numeri parlano chiaro: le spese sono aumentate.«Perché ci sono dei costi di gestione incomprimibili e che continuano a crescere. Mi riferisco ai costi assicurativi in generale (800mila euro) o ai mutui che paghiamo per la realizzazione dei progetti Piuss (1.390.000). Altre spese ci sono state imposte da nuove norme: come i 475mila euro che abbiamo destinato al fondo di riserva ma soprattutto i 5 milioni e mezzo di euro del fondo svalutazione crediti. È un fondo che il governo ha istituito a garanzia di determinate partite di bilancio, per esempio il mancato introito delle imposte, e l'ammontare viene determinato dalle norme: non siamo noi che decidiamo! Ma la cosa che mi preme sottolineare di più è che l'aumento della spesa è determinato anche dall'impegno che abbiamo rivolto al sociale, alla scuola e al trasporto pubblico locale a fronte dei tagli Stato e della Regione».

Già, a proposito di tagli: quanti soldi in meno sono dunque arrivati al Comune?
«Mi dispiace che ci sia una scarso conoscenza di questo problema: i tagli complessivi al nostro Comune nel 2011-2012 ammontano a quasi 26 milioni e mezzo di euro, dei quali 23.689.845 dallo Stato e 2.725.793 dalla Regione. Certo avremmo potuto ridurre i servizi, invece abbiamo deciso di mantenerli. Di conseguenza, e per la prima volta da quando sono sindaco, abbiamo dovuto aumentare la pressione fiscale».

E quali sono i servizi che avete «salvato»?
«Abbiamo destinato in bilancio 2 milioni in più per le residenze per anziani; 2,3 milioni per gli interventi a favore di persone non autosufficienti; 490mila euro di maggiori trasferimenti ai non abbienti nei servizi scolastici; 352mila euro di maggiore spesa per le mense scolastiche perché abbiamo aumentato i posti a tempo pieno; 462mila euro in più per i servizi di prima infanzia a fronte della riduzione dei trasferimenti; 500mila euro in più, oltre ai 250mila che già versavamo, per contenere il mancato trasferimento della Regione (900mila euro) per i contributi in conto affitto. Le spese sono cresciute, è vero, ma solo per garantire i servizi pubblici».
 

Probabilmente anche per sostenere le aziende ex municipalizzate dalla gestione deficitaria...
«Macchè, è una delle tante cose assurde che sento dire in giro. Le società partecipate non influiscono sul bilancio, a parte i 2 milioni di euro che abbiamo destinato ad Aamps per una serie di investimenti che miglioreranno l'efficienza economica dell'organizzazione del lavoro».
 

Senza quei 2 milioni di euro all’Aamps, potreste abbassare l’Imu sulla prima casa già al 5,4 per mille.
»Vero, ma queste aziende sono un punto di occupazione importante per Livorno. L'Aamps ha 350 dipendenti e in questa fase, non ci possiamo di mettere a rischio neppure un posto di lavoro».

Se è per questo, in un fase così non avresto nemmeno dovuto applicare la super Imu: per migliaia di famiglie la seconda rata dell’imposta sarà un salasso».
«Il Tirreno ha messo giustamente in evidenza l'aliquota dell'Imu al 5,8 per mille. Comprendo che questo dato colpisca l’opinione pubblica, visto che è stata presentata come l'aliquota più alta della Toscana, ma in realtà le cose non stanno proprio così».

No, guardi, i dati parlano chiaro: l’aliquota Imu più alta la pagheranno i livornesi. Almeno in Toscana.
«Mi spiego subito: il confronto viene da tutti fatto sulle aliquote, ma non tiene conto delle notevoli sperequazioni degli estimi tra città e città. Il valore catastale degli immobili a Livorno è assai più basso della maggior parte delle realtà toscane, per esempio Pisa. Perciò, quando si va a calcolare l'importo Imu, la differenza in assoluto è di gran lunga minore rispetto all'aliquota. Tanto per fare un esempio, ogni 0,1 di Imu a Livorno vale 500mila euro, a Pisa invece 650 mila. Se si potesse incrementare il valore catastale, anche con l’aliquota al 4 per mille incasseremo un gettito maggiore rispetto a quello che abbiamo inserito in bilancio».
 

Resta il fatto che il 5,8 per mille fa lievitare l’importo dell’imposta.
«Sull’argomento sono aperto a qualsiasi riflessione».

Anche a diminuire l’aliquota?
«Sì. Vede, io potevo scegliere due strade. La prima era quella di presentare in bilancio l'aliquota base del 4 per mille e poi annunciare a settembre l'aumento dell'imposta, imbrogliando così i cittadini. La seconda strada, che è quella che ho preferito, prevede l’indicazione dell'aliquota che oggi riteniamo necessaria per la chiusura del bilancio, fermo restando l'impegno a rivedere a settembre la possibilità di ridurla: prima però dobbiamo aspettare le stime sul gettito complessivo. Perché io vorrei diminuire il peso dell'imposta senza dover tagliare i servizi, così come è stato indicato anche dai partiti della maggioranza».
 

Fino a che punto potrebbe essere ridotta l’Imu sulla prima casa?
«Io ho sempre pensato al 5,2 per mille. Però prima di dare numeri è meglio aspettare le stime sul gettito d’imposta».

Ma come la mettiamo con le tante opere che erano state annunciate per migliorare la città e che invece non sono ancora state realizzate?
«Io sono abituato a fare i conti alla fine. Abbiamo due anni di tempo per qualificare il nostro mandato, bisogna capire se c’è la volontà di chiudere le partite che sono ancora aperte: mi rivolgo a tutta la città e in modo particolare alla maggioranza di governo».
 

Sì ma oggi qual è la maggioranza a cui fa riferimento?
«La mia idea di maggioranza corrisponde a quella che è uscita dalle urne. A un certo punto, mi è stato però chiesto di superare un contrasto con l’Idv e io l’ho fatto: anzi, sono stato criticato per aver temporeggiato troppo».
 

Pare di capire che lei avrebbe fatto a meno di cacciare l’Idv. E che non intende stringere nuove alleanze.
«Non ci saranno allargamenti della coalizione».

Nel frattempo la situazione non sembra essere migliorata: il Pd ha difficoltà a garantire il numero legale in consiglio, come si è visto nell’ultima seduta dove è saltato il voto sulla variante di via Goito.
«Noi siamo abituati a impegnarci su cose e atti. Forse c’è una diversa visione della crisi che ci troviamo ad affrontare: come amministrazione siamo pronti ad aprire uno scenario per contrastarla, anche a costo di fare scelte impopolari. Se dovessi verificare che questa modalità di operare si è trasformata in un vivere alla giornata, ne trarrò le dovute conseguenze con le forze di maggioranza. Tenendo sempre presente una cosa: il sindaco è stato eletto dai cittadini».

Appunto. Intorno alla sua permanenza fino al 2014 si fa un gran parlare: anche nei partiti di maggioranza c’è chi auspica le sue dimissioni e chi teme invece che possa entrare in gioco per le Politiche del 2013.
«Lo so, ma io non ho mai posto a nessuno il problema del mio futuro. Sono abituato a sentirmi domandare una disponibilità: è avvenuto anche quando sono stato candidato a sindaco. Semmai dico che i sindaci che scadono nel 2014 dovrebbero tutti portare a termine il mandato in considerazione della fase difficile che stiamo attraversando».
 

Ma nei prossimi due anni, riuscirà davvero a realizzare tutto quello che non è riuscito a fare negli ultimi tre anni?
«Ripeto che i prossimi due anni qualificheranno la nostra amministrazione. Approveremo a breve la variante anticipatrice del porto, dando così il nostro contributo al nuovo Prg portuale e adotteremo la revisione del piano strutturale. In più, appena approvato il bilancio partiranno i lavori di Pensiamo in Grande».
 

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