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Scritte contro Equitalia, preso l’imbrattatore seriale
Denunciato dalla Digos, in sei mesi decine di scritte. Gli investigatori: non si escludono collegamenti con l’attentato delle molotov
LIVORNO. Ha scritto «Ladri» in tutti i colori: rosso, verde, blu, nero. Per oltre sette mesi, ogni volta che qualcuno cancellava il suo messaggio contro Equitalia dalle pareti che circondano l’ufficio di via Indipendenza, passavano un paio di giorni e questo appariva di nuovo lungo tutta la strada. «Dal novembre dell’anno scorso – spiegano dalla Digos – abbiamo contato decine di episodi riferibili sempre alla stessa persona».
L’uomo, un livornese «non proprio giovane», come lo descrivono gli investigatori che sull’età non aggiungono particolari, è stata denunciato con l’accusa di imbrattamento.
A lui gli agenti coordinati dal pubblico ministero Antonella Tenerani sono arrivati indagando sull’attentato contro Equitalia avvenuto a colpi di molotov la notte del 12 maggio scorso. È analizzando le immagini della telecamera puntata verso l’ingresso dell’Agenzia che gli agenti sono arrivati all’imbrattatore seriale.
«Non escludiamo un legame con l’attentato», tagliano corto gli inquirenti che continuano ad indagare per dare un nome a sei delle otto persone (due sono state identificate ma non ancora indagate) che quel venerdì notte lanciarono due bombe carte tra le maglie della saracinesca e cercarono di dare fuoco all’edificio appendendo alle finestre degli stracci imbevuti di benzina che però non presero fuoco.
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