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L'Asl paga un milione di risarcimento
La donna, 57 anni, operata per un tumore che non c'era, era morta dopo tre mesi. I familiari hanno voluto sapere la verità
LIVORNO. Pochi giorni fa, dopo una causa andata avanti più di quattro anni, la Asl di Livorno ha risarcito lui e le tre figlie con un assegno da un milione di euro. Il calvario della donna inizia il 15 luglio del 2006, quando viene ricoverata in chirurgia uno con la diagnosi di ittero ostruttivo. C'è il sospetto di un tumore alla testa del pancreas, ma gli esami di laboratorio non confermano e il 24 luglio viene dimessa.
Torna in ospedale il 26 e questa volta viene ricoverata in chirurgia due. Il primario, Maurizio Viti, sospetta una “neoplasia diffusa multiforme del pancreas”. In altre parole un esteso tumore all’addome. E il 9 agosto opera: taglia via pancreas, stomaco, duodeno, milza. Dopo pochi giorni ricomincia a stare male. Il 3 settembre è lo stesso Viti a chiedere il trasferimento a Pisa, in chirurgia generale. Il 22 ottobre passa a terapia intensiva. È qui che i medici decidono per un nuovo intervento. Una lastra, infatti, sembra mostrare che nel corso della precedente operazione è stata invertita un’ansa digiunale (una sorta di ponte tra il fegato e l'intestino) che non riesce più a regolare i succhi biliari.
In sala operatoria, ad assistere il professor Franco Filipponi, ci sono anche Maurizio Viti e un medico conosciuto dai familiari della donna. L’intervento riesce: la donna sembra riprendersi, ma dopo una settimana muore. È il 17 novembre quando i familiari - a 99 giorni di distanza dal primo intervento, 99 giorni di calvario - devono dirle addio. Nel frattempo arrivano gli esami istologici che dicono che la donna non aveva alcun tumore, ma una gravissima pancreatite.
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