Gioco
«Pochi ma buoni» Le truppe bindiane fanno tremare il Pd
Nei Consigli ecco lo scossone dei Democratici Davvero Ceccantini: minoranza qualificata che ha diritto al dissenso
LIVORNO. È capitato più di una volta: assemblea del partito, Antonio Ceccantini che prende la parola in polemica con le amministrazioni locali e i colleghi che si mettono la mano davanti alla bocca e bisbigliano: «Tanto non contano niente, sono la corrente più piccola della storia delle correnti».
Ma oggi i Democratici Davvero - la corrente del Pd che fa capo a Rosy Bindi - fanno tremare il partito livornese. I consiglieri eletti tra le file bindiane sono diventati, di fatto, l’ago della bilancia in molte circoscrizioni, dove il partito - tra assenze e litigi - rischia sempre di andare sotto e fare figuracce. La dimostrazione è l’ultima votazione del bilancio del Comune, bocciato alla circoscrizione 1 (dove i bindiani sono quattro), bocciato alla 4, contestato alla 2 e alla 3, discusso fino a tarda sera, ieri, alla 5 (dove poi è passato).
Uno scossone interno, forse sottovalutato. Perché che dentro al partito ci fosse una fronda compatta e decisa a dire la sua punto per punto soprattutto su ambiente, energie, urbanistica e mobilità si era capito almeno quando tra le stanze della Provincia era scoppiata la patata bollente del Limoncino.
Nel consiglio di Palazzo Granducale c’è proprio Antonio Ceccantini (eletto con 450 voti), che è vicepresidente della commissione ambiente. Laureato in economia e commercio, imprenditore nel settore biologico, arriva dalla Margherita e dall’Ulivo, e fonda nel 2007 i Democratici Davvero, versione livornese.
Insieme a Luca Bogi (Idv) è stato forse uno dei principali oppositori alla discarica del Limoncino (ora sotto sequestro) e ha prodotto il dossier che poi è finito in procura.
Dopo la battaglia contro la discarica sono partite le discussioni nelle circoscrizioni: la variante abitare sociale (con i palazzi da costruire a Coteto) e quella di via Goito (un’ottantina di case in più a Fabbricotti). La consigliera bindiana della 3, Alessandra Calcagno, si è opposta ad entrambe e ha perso la carica di capogruppo. Poi sono arrivati i no al bilancio accompagnati da una dura lettera contro la politica dell’amministrazione comunale. Quando le torri sono iniziate a cadere i presidenti dei consigli hanno chiesto l’intervento della commissione di garanzia: i bindiani sono ancora parte della maggioranza? Devono essere espulsi dal partito? Ceccantini rivendica il diritto al dissenso e ripete che «i consiglieri hanno dato un segnale politico, con l’auspicio che in consiglio comunale, dove il voto sul bilancio è vincolante, la giunta riveda in parte la manovra».
Il bindiano e i suoi non ci stanno a sentirsi dare dei grillini e neppure dei rompiscatole. «La nostra – rivendica – è una minoranza qualificata, fatta di professionisti che si documentano, lavorano e se parlano lo fanno con i numeri alla mano». Alessandra Calcagno (circoscrizione 3) è avvocato, Marco Di Bisceglie (consigliere alla 2) è laureato in legge e lavora alla Asl di Carrara, Rossano Del Rio (1) è guardia forestale, Oriana Rossi (4) è medico, Ernestina Pellegrini (eletta alla 5) insegna pedagogia all’Università di Firenze. In tutto, nelle circoscrizioni, ci sono otto eletti. Gli attivi sul territorio sono una cinquantina. Vecchi comunisti, vecchi democristiani, molti ambientalisti. Ci sono anche Sirio Grassi (Asppi) e Anacleto Banchetti (Acli). In consiglio comunale, almeno fino a oggi, i più vicini al movimento sono stati Daniele Morelli e Alessandro La Torraca.
Nell’ultima lotta congressuale del partito i bindiani hanno appoggiato l’elezione di Filippo Di Rocca, ma poi sono stati i primi a uscire dalla segreteria. Al centro dello scontro c’era proprio il Limoncino (Di Rocca si sarebbe dimesso dopo pochi mesi). Quando alla guida della segreteria è arrivato Samuele Lippi, forse anche per avvicinare le voci soliste al coro, ha assegnato a Ceccantini la responsabilità del settore agroalimentare del partito. La voce è sempre la stessa. Il coro - come si è visto - ogni tanto stona.
Juna Goti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google