Sicurezza
«Non ci credo, un bimbo esagerato»
Il dirigente dell’Orlando sconvolto: eravamo nati lo stesso giorno, lo avevo fatto giocare con l’11
LIVORNO. «Io e Mattia siamo nati lo stesso giorno, l’11 novembre, così quest’anno, due giorni dopo il compleanno, abbiamo giocato e gli ho fatto indossare la maglia numero 11. Lui ha fatto un sorriso e l’ha messa. Era un bimbo esagerato, dalla battuta facile che gli permetteva di farsi ben volere da tutti».
Luca Luperini, dirigente dell’Orlando Telcosistemi, ha la voce dieci toni sotto il normale e non è per l’ora tarda ma per quel dolore che ti sorprende e non sei capace di gestire. La settimana scorsa, dopo la finale vinta al torneo “Galena d’Arno” era insieme a Mattia e a tutta la squadra juniores dell’Orlando a festeggiare in mezzo al campo la ciliegina su una stagione che aveva dato poche gioie. «Mattia aveva saltato le prime due partite del torneo perché non si sentiva bene, ma per le finali era rientrato».
Ieri pomeriggio la telefonata maledetta: «Schiavetti ha avuto un incidente», poi con il passare delle ore il tam tam tra allenatori, dirigenti e giocatori e la situazione che peggiorava, fino a precipitare.
«Giocava come esterno sinistro di centrocampo – racconta il tecnico – ma aveva un problema: non riusciva mai a fare gol. Nei quattro anni che l’ho allenato – va avanti Luperini – ci ha provato in tutti i modi senza mai riuscirci, tanto che ormai, la sua allergia al gol era diventato un tormentone sul quale i compagni lo prendevano bonariamente in giro».
Davanti al reparto di Rianimazione dell’ospedale c’è anche il tecnico dell’Orlado Ermanno Silvestri che da due anni allenava Mattia. «Oggi lo aspettavo al mare – racconta il mister – andiamo tutti e due ai bagni Maddalena a Tirrenia, quando non l’ho visto ho pensato che avesse avuto da fare».
Tra i capannelli di ragazzi in maglietta e jeans c’è chi si siede e piange, altri si abbracciano.
«A Mattia piaceva prendere la vita con leggerezza, era sempre educato e garbato nei modi. Adesso è facile dirlo ma era davvero così. Noi – avanti il mister – conoscendoci anche fuori dal campo avevamo un rapporto che andava al di là di quello tra mister e giocatore. E posso dire che era una bella persona».
(f.l.)
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