Italia
L’operazione via Goito rischia di saltare
Dopo la defezione in Consiglio Grassi lancia l’appello ai politici: vietato ritardare posti di lavoro
LIVORNO. «Faccio appello alle forze politiche sane che ci sono a destra, a sinistra e al centro per rilanciare lo sviluppo e l’occupazione di questa città: basta con l’ostruzionismo, Livorno cambi passo». Si sforza di usare la diplomazia l’assessore all’urbanistica, Mauro Grassi (Pd). Ma in realtà è una furia.
Mercoledì notte mezzo consiglio comunale ha abbandonato l’aula in segno di protesta facendo saltare il numero legale e impedendo, di fatto, la votazione della variante di via Goito. Ovvero l’atto che ha a che fare con l’area di circa 60mila metri quadri dove dovrebbero nascere un’ottantina di appartamenti e un parco.
Dalla sala sono uscite le opposizioni di centro destra e di sinistra, insieme all’Italia dei Valori e a un consigliere del Pd, Paolo Fenzi. È rimasto Gianfranco Lamberti (Confronto), è rimasto Lamberto Giannini (Sel), che comunque avrebbe votato contro. Tra i banchi democratici le assenze erano parecchie, così l’atto di Grassi dovrà tornare in consiglio la prossima settimana. E a questo punto non è affatto scontato che l’operazione, partita nel 2007, vada davvero in porto.
«Avrei anche accettato che i consiglieri avessero votato contro – polemizza Grassi – ma il “filibuster” no. L’ostruzionismo e il sabotaggio si fanno quando c’è qualcuno che usa metodi non democratici o fa scelte di un certo tipo. Non quando c’è da discutere l’attuazione del regolamento urbanistico e portare a termine atti di ordinaria amministrazione. Sono rimasto colpito dall’atteggiamento di forze politiche che ritenevo serie». «Chi è uscito nel Pd – affonda – ha sbagliato, il gesto è ancora più grave».
Al centro della discussione c’è quel pezzo di via Goito di proprietà della Coop Italia identificato dal regolamento urbanistico come articolo 44: significa che dei 60mila metri quadri a disposizione, i privati hanno potuto ottenere l’edificabilità per circa 5mila (dove nasceranno 80 appartamenti), cedendo al Comune gli altri 55mila (qui sono previsti un parco e la nuova scuola Dal Borro). Totale di oneri di urbanizzazione da incassare: 2.700.000 euro più 560mila come bonus se i lavori vengono realizzati a scomputo.
«L’atto – spiega Grassi – è tornato in consiglio solo perché dopo il ritiro di uno dei soci proprietari, andavano ridefiniti i confini del comparto. Ma non gli indici edificatori che sono già previsti dal piano». «Il problema - riprende – è che il regolamento urbanistico prevede troppe edificazioni? Il sindaco ha già detto che nel nuovo piano strutturale andremo a riqualificare l’esistente, fermando le nuove espansioni. I questo caso stiamo parlando di un’operazione già prevista».
Grassi risponde alla corrente dei bindiani che nelle circoscrizioni ha mosso le critiche più feroci: «Gli interventi a scomputo – dice non sono sconti. A scomputo faremmo una rotatoria in via Goito e la nuova scuola. Quanto agli oneri di urbanizzazione, almeno un milione e mezzo servirà per realizzare il parco: non si possono fare le case e lascerarle in mezzo a topi e canneti. Il resto si può anche spostare sulle spese correnti per abbassare l’Imu, come chiedono i bindiani, ma sarebbe come dare il metadone a un tossico, visto che dal prossimo anno questa operazione non sarà più possibile».
«Penso che Livorno – chiosa – non si possa più permettere il lusso di rimandare la creazione di posti lavoro: ci sono ditte che aspettano. Io farò un bando per aprire due bar al parco di Corea e al parco Pertini, per guadagnare anche solo due posti di lavoro. Lo dico subito: non potremo permetterci uffici che ritardino le operazioni. Rimandare di una settimana una votazione come questa è sbagliato: faccio di nuovo appello alle forze politiche serie e spero che l’abbandono dell’altra sera non sia il primo passo di una rottura istituzionale che sarebbe gravissima».
L’atto tornerà in consiglio la prossima settimana. Se non dovesse passare i privati non potrebbero partire. A quel punto potrebbero rivolgersi alla giustizia, che chiederebbe al consiglio di motivare la sua scelta. E chissà come andrebbe a finire. «In ogni caso – chiude Grassi – andremmo a togliere un diritto soggettivo garantito dal nostro regolamento urbanistico con escamotage tecnico. E non sarebbe serio per l’istituzione».
Juna Goti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
