La protesta
L’Alfea ai lavoratori: «Licenziatevi»
La società pisana chiede ai dipendenti della Labronica di firmare la liberatoria con cui rinunciano a tutti i diritti
LIVORNO. «Non firmeremo quella liberatoria». Non usano mezzi termini i lavoratori della Labronica, che ieri mattina si sono riuniti al Caprilli per parlare del documento che l’Alfea ha chiesto loro di firmare.
Sottoscrivendo la liberatoria, infatti, i lavoratori rinuncerebbero al passaggio in Alfea Spa e quindi al diritto di prosecuzione del rapporto di lavoro con la società pisana e a ogni altro diritto riguardante retribuzioni, straordinari e quant’altro. In pratica sarebbe un autolicenziamento perché è difficile pensare che la Labronica possa sopravvivere senza l’ippodromo. «Questa liberatoria è in netto contrasto con quanto previsto dall’articolo 2112 del codice civile - fanno sapere i lavoratori - che disciplina il trasferimento di lavoro e prevede che, in caso di trasferimento d’azienda, il rapporto di lavoro continui con il cessionario e che il lavoratore conservi tutti i diritti che ne derivano». «Un documento improponibile per quel che ci riguarda - affermano i dipendenti della Labronica - Quello che ci interessa è riprendere il lavoro e per fare questo abbiamo bisogno di un input dell’azienda, di un aumento delle ore di lavoro».
I lavoratori si dicono disponibili ad agevolare il percorso affinché la stagione cominci regolarmente, dal momento che è al palo e rischia di saltare anche per le date del 28 giugno e del primo luglio.
«A chi dice che guadagniamo troppo - aggiungono - rispondiamo che il nostro lavoro è di circa 170 ore mensili, più gli straordinari e ricordiamo che lavoriamo soprattutto di domenica, di notte, nei festivi: il nostro cud è intorno ai 25mila euro lordi, non ci sembra sia troppo».
Secondo il gruppo di dipendenti, la liberatoria di Alfea consentirebbe a quest'ultima di poter licenziare anche i lavoratori che verrebbero assunti.
L’Alfea, infatti, sembrerebbe disposta a prendere con sé solo sette dei venti lavoratori della Labronica. Gli altri tredici in esubero invece hanno sottoscritto con il Comune un protocollo d’intesa che prevede la loro ricollocazione occupazionale, «anche in altri settori - aggiunge il gruppo di lavoratori - in attesa che il comparto si riprenda dalla crisi». I dipendenti della Labronica, però, chiedono più tutela proponendo di trasformare il protocollo in accordo sindacale.
«Se il Comune accettasse - sostengono - si prenderebbe l’impegno di stabilire un tempo d’attesa per i tredici lavoratori: cioè, entro quanto tempo saranno ricollocati? Noi abbiamo avanzato la nostra richiesta e ora aspettiamo cosa ci viene risposto».
Il termine per poter firmare la liberatoria scadeva ieri sera, ma il gruppo di lavoratori ha ribadito l’intenzione di fare l’accordo sindacale col Comune e di essere disponibili a un incontro con la società pisana, che ancora non c’è stato.
«L’altra nostra proposta al Comune - asseriscono - riguarda la costituzione di una società di servizi, in modo da ottimizzare le grandi risorse che offre l’ippodromo e non legare, così, la struttura solo al settore ippico. Il Caprilli è tra le poche attrattive che Livorno ha da offrire d'estate e questo sarebbe un ulteriore aiuto anche per il comparto. A ben guardare, l’ippodromo offrirebbe così lavoro non per dieci persone, ma per molte di più. Da parte nostra - concludono- c’è tutta la volontà di dialogare e di andare incontro sia alla società che al Comune, a patto che si faccia lo stesso con noi».
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