Il Tirreno

Livorno

Il buonismo non aiuta a crescere

di Alessandro Barabino

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Premesso: alla scuola dell'obbligo non si dovrebbe arrivare alla bocciatura. Ma è giusto portare in seconda bambini che non sanno leggere né scrivere, che non sembra abbiano imparato qualcosa nel primo anno di scuola? In seconda partiranno ancora da zero, si sentiranno ancora di più diversi rispetto ai loro compagni, saranno presi in giro e additati come asini (e purtroppo tra i bambini di oggi non vedo dei Garrone in grado di prenderne le difese...). E le insegnanti avranno ancora meno tempo per seguirli.

Se - a prescindere dal caso specifico - esistono bambini che non imparano alcunché, la colpa non è certo loro; è delle insegnanti che hanno avuto; quelle che non hanno saputo fare altro che bocciarli. Ma ormai il danno è fatto: meglio per loro allora farli ripartire dall'inizio, insieme a bambini che hanno tutto da imparare e a cui magari possono forse insegnare qualcosa...

La bocciatura, al di là del facile e scontato buonismo egualitario, può essere allora l'unica strada per tentare di recuperarli e non condannarli a una carriera scolastica da asini patentati. Senza contare che la difesa a oltranza, senza se e senza ma, degli svogliati, pigri, disinteressati, ha portato a definire "secchione" chi è intelligente e impegnato, qualità di cui uno è spinto quasi a vergognarsi. Un clima che ha favorito il diffondersi del berlusconismo dove si è apprezzati se si frega l'insegnante copiando e facendosi suggerire le risposta, dove l'ignorante simpatico viene preferito allo studioso serio, dove il furbo è premiato e l'onesto deriso.

I bravi a volte rischiano di essere penalizzati proprio come i bocciati. Gli insegnanti non li seguono adeguatamente; occorre formarli, motivarli, dar loro la giusta soddisfazione. Invece ci teniamo su uno standard medio che appiattisce la scuola e, di conseguenza, la società.

Non credo che don Milani volesse arrivare a questo. A questa Italia dove la bravura e il merito non sono
riconosciute ma si va avanti con il servilismo, la furbizia e le conoscenze giuste. A volte una bocciatura insegna molto di più di un sei politico o misericordioso.

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