Lutto
De Tomaso, Rossignolo diserta il tavolo al ministero. Il Comune: restituiteci i soldi
La sedia dell'imprenditore resta vuota all’incontro al ministero dello Sviluppo economico. L’assessore della Regione Piemonte: «Difficile confrontarsi con un interlocutore che neanche viene»
I Rossignolo disertano l’incontro al ministero dello Sviluppo economico sul futuro dell’azienda e il destino dei lavoratori della De Tomaso. L’azienda, che era stata convocata dal ministero, non si è presentata all’appuntamento e ha inviato una lettera. «Non sono andato all'incontro di oggi al ministero per evitare una riunione soltanto mediatica, che non avrebbe portato alcuna soluzione», ha scritto Gianluca Rossignolo nella missiva inviata al ministro Corrado Passera. «Il 4 luglio è fissata l'udienza al tribunale fallimentare di Livorno - spiega Rossignolo - e, dopo quella data, si vedrà. Noi i soldi li abbiamo messi, gli altri non sono arrivati e quindi l'auto non può andare in produzione. Per questo 1.100 dipendenti della ex Pininfarina torneranno dove erano prima». Rossignolo critica la Regione Piemonte «che dà sostegno alla Indesit e non dà una mano ai piccoli nonostante siano in ballo 1.100 posti di lavoro».
Erano invece presenti l’assessore alle attività produttive lavoro e formazione della Regione Toscana Gianfranco Simoncini e la collega della Regione Piemonte Claudia Porchietto, il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, il presidente della Provincia Giorgo Kutufà, le organizzzazioni sindacali. L’assenza è stata valaluta negativamente dai presenti. “È la conferma – hanno dichiarato al termine dell’incontro l’assessore Simoncini, il sindaco Cosimi e il presidente Kutufà – che la credibilità dell’azienda è ormai pari a zero. A questo punto l’auspicio è che il tribunale valuti con attenzione le istanze che gli sono state rivolte, anche per avere al più presto nuovi interlocutori con i quali poter ricercare e sperimentare nuove ipotesi per l’occupazione dei lavoratori e la reindustrializzazione dei siti. Per parte sua la Regione procederà alla revoca dei finanziamenti sulla formazione, mentre il Comune di Livorno sta valutando la possibilità di recupero del prestito obbligazionario concesso da Spil a De Tomaso”.
«La famiglia Rossignolo - spiega l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Claudia Porchietto - chiede 55 milioni di euro alle istituzioni per continuare a tenere in vita la De Tomaso». «La proprietà - aggiunge - ritiene ancora valido il progetto e afferma che il marchio De Tomaso vale da solo 40 milioni di euro. Questo valore dovrebbe obbligare moralmente le istituzioni a intervenire. Il tavolo ha ritenuto irricevibile la proposta sia per le modalità, è difficile confrontarsi con un interlocutore che non si presenta, sia per i contenuti che sono stati reputati offensivi nei confronti dei lavoratori e dei fornitori della De Tomaso».
Sul fronte sindacale, secondo Vittorio De Martino della Fiom torinose, che ha partecipato all’incontro «il 4 luglio il giudice di Livorno potrebbe decidere il fallimento della De Tomaso. Se fosse così si farebbe chiarezza e si potrebbe aprire una trattativa con un nuovo interlocutore industriale». «Per noi il problema è che si liberi il campo e si garantisca la tutela dei lavoratori con altra cassa integrazione», aggiunge.
«Ora per De Tomaso ci auguriamo che il giudice accetti la richiesta di fallimento». Così Luigi Risi, responsabile dell'Ufficio sindacale della Fismic, commenta l'esito dell'incontro. L'istanza di fallimento verrà presentata il 4 luglio prossimo al tribunale di Livorno. «Discutere con un curatore fallimentare - ha detto Risi - consentirebbe di avere maggior tempo a disposizione per cercare di trovare una soluzione alla vertenza. Vista l'inaffidabilità di Rossignolo meglio un curatore fallimentare».
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