Sicurezza
«Per 5 volte chiesi a Schettino di risalire...»
Caso Costa Concordia. Roberto Galli, comandante della Municipale, rivela: «Trovai il capitano sugli scogli e lo invitai a tornare a bordo, ma lui si rifiutò»
ISOLA DEL GIGLIO. «Schettino, salga a bordo della Concordia!», urlava Gregorio De Falco (il comandante della Capitaneria di Porto di Livorno) al comandante della Costa Concordia, nel tentativo di convincerlo a fare il suo dovere. Era la notte del 13 gennaio, e quella frase è diventata un tormentone, una frase tristemente nota in tutto il mondo (registrata in un audio choc) che ha inchiodato Schettino alla sua inerzia. Un antieroe, un comandante dipinto come “vile” che si rifiuta di prestare soccorso ai passeggeri: è una delle accuse più pesanti emerse in questi mesi nei confronti di Schettino e che oggi si sostanzia di un nuovo particolare.
De Falco non sarebbe stato l'unico a tentare l'impresa di convincere il capitano a tornare sulla Concordia. Anche Roberto Galli, il capo della municipale dell'isola del Giglio, quella notte tentò di persuadere Schettino a fare altrettanto: scendere in mare, risalire a bordo. Galli ci provò cinque volte, ma per tutte e cinque trovò un muro. Il comandante della municipale, che in questi mesi ha rilasciato poche dichiarazioni, l'ha raccontato ieri nell'isola dopo una cerimonia con cui il Comune di Padova ha premiato il coraggio dei gigliesi, aggiungendo un nuovo tassello alle accuse sull'abbandono della nave. «Quella notte ero stato tra i primi ad arrivare con la pilotina dei carabinieri - dice il comandante della Municipale - e ho attivato la procedura di emergenza. Dalla Costa si buttavano a mare, c’era anche un anziano disabile. Poi vi ho trovato cinque membri dell’equipaggio. Tra loro c’era cui il comandante Schettino. Per cinque volte l'ho invitato a seguirmi al porto per riportarlo a bordo, ma non ha voluto: diceva che voleva coordinare tutto da lì. Ricordo che era asciutto, mentre gli altri ufficiali erano zuppi d'acqua. Mi è sembrato molto tranquillo, come se non stesse comprendendo la situazione». Galli, il giorno dopo la tragedia, è andato in Procura a Grosseto a deporre quanto visto e sentito. I giorni e i mesi successivi ha rilasciato dichiarazioni ai media senza dovizia di particolari. «Non posso dire che cosa mi ha detto, c’è un'inchiesta in corso - raccontò all'epoca - Ma una cosa posso dirla con certezza: non era ubriaco né confuso». Ora ecco nuovi dettagli, con Galli che ricorda di aver trovato Schettino sullo scoglio del Lazzaretto, sotto la proiezione del fumaiolo. «Parlava al telefono, forse proprio con De Falco. Io ho visto che quattro membri dell'equipaggio e ho chiesto loro chi fossero. Lui si è qualificato come il comandante Schettino. Io allora gli ho chiesto più volte, di venire con me in macchina, che saremmo andati al porto e l'avrei condotto a bordo. Ma lui, ogni volta, ha sempre risposto di no: “voglio coordinare da qui”, rispondeva…. Una versione del tutto opposta a quella di Schettino, che in proposito rese tutt'altra dichiarazione. «Ero sui ponti delle scialuppe e sono inciampato finendo sul tetto di una delle lance - disse intorno al 20 gennaio - E non è vero che una volta in mare non sono voluto tornare a bordo». A suo dire gli fu impedito. «Fui soccorso da una lancia della Toremar - continuò - e quando dissi ai marinai di andare sul lato sinistro della nave per consentirmi di tornare a bordo, loro mi risposero che avevano ordine di portare tutti i naufraghi in porto».
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