La manifestazione
Il tempo è scaduto per il Caprilli
Oggi la risposta definitiva sulla proposta di cassa integrazione avanzata dai dipendenti. L’allarme della Cgil
LIVORNO. Per salvare il Caprilli il tempo è praticamente scaduto. La corsa finale, quella senza cavalli ai blocchi di partenza, si corre tutta nella giornata di oggi.
Due le trattative in ballo, strettamente connesse fra loro. A un tavolo ci sono Comune e Alfea, la società pisana che da mesi si dice disposta a gestire l’impianto cittadino almeno fino a dicembre prossimo ma di fatto non arriva a siglare, con un accordo, questa intenzione. All’altro tavolo ancora una volta il Comune e i lavoratori (20 dipendenti della Labronica corse - azienda in liquidazione partecipata al 100% dal Comune - che ormai sono in cassa integrazione da oltre sei mesi). A loro l’amministrazione ha promesso più volte una ricollocazione che ad oggi, ad osservare gli sviluppi delle trattative con Alfea, sembra sempre più improbabile. Tanto che la società pisana tre giorni fa ha chiarito di essere disposta a una gestione fino a dicembre e poi a un progetto pluriennale dal 2013, mantenendo però solo 7-8 dei 20 dipendenti della Labronica.
A questa offerta i lavoratori hanno risposto facendosi da parte, ossia proponendo di restare in cassa integrazione fino a dicembre. «In questo modo - dice Giuseppe Luongo, della Cgil Slc -, pur di salvare l’ippodromo, i dipendenti hanno dimostrato di non ostacolare il confronto con Alfea, che potrebbe gestire la struttura fino a dicembre addirittura usando il suo personale».
Problema risolto, verrebbe da dire. Invece no. Perché solo oggi entro l’ora di pranzo sarà chiaro se l’ipotesi cassa integrazione potrebbe essere percorribile. «La Labronica - ricorda Luongo - è una società in liquidazione, quindi c’è da capire se ci sono i margini economici per la cassa integrazione. Il liquidatore dovrà dirci domani (oggi, ndr) il parere del consulente del lavoro. Se la soluzione si può percorrere Alfea non ha più ostacoli per la gestione fino a dicembre». Ma se invece l’ipotesi cassa integrazione salta, il rischio, senza accordo con la società pisana, è il fallimento della Labronica corse e quindi la fine del Caprilli. «Se il consulente dice che non si può fare la cassa - spiega Luongo - il pallino ritorna in mano lavoratori». E torna in campo anche il problema della liberatoria che Alfea avrebbe chiesto di firmare ai venti dipendenti dell’impianto, in modo che in futuro non possano avanzare richieste in caso di licenziamenti. Liberatoria che i sindacati tre giorni fa hanno additato come inaccettabile, ma che invece potrebbe essere riconsiderata. Come spiega lo stesso Luongo. «Se dovesse saltare l’ipotesi della cassa integrazione - prosegue Luongo - i lavoratori si riuniranno per valutare se firmare o meno la liberatoria. Qualcuno probabilmente sarebbe disposto, bisogna capire la posizione di tutti. Se fosse ultima spiaggia, vedremo come rispondere». Insomma è possibile che i dipendenti, pur di non essere di intralcio alla salvezza del Caprilli, arrivino anche a mettere la firma su quella liberatoria. Certo a questo punto diventerebbe quanto mai urgente trovare una forma per assicurare all’ippodromo un futuro più solido (oltre il dicembre prossimo). «La vera scommessa è il futuro - conclude Luongo -. L’ippica non dà tutti posti lavoro. È necessario trovare nuove attività, legate o meno all’ippica (ristoranti, scuole di equitazione per bimbi e altro), che prevedano un imprenditore e un piano d'impresa. Prendiamo atto con amarezza che il Comune cu chiede tempo per capire se c'è qualche soggetto interessato. Sappiamo che l’amministrazione ha contattato alcuni soggetti, e che sono escluse Ati (associazioni temporanee di imprese), ma ci rendiamo conto che soggetti che operano nell’ippica sono tutti in difficoltà per l’abolizione dell’Assi».
Intanto il primo appuntamento, in questa ultima corsa per salvare l’ippodromo, è per questa mattina: il liquidatore dirà se l’ipotesi cassa integrazione è percorribile. Solo dopo lavoratori, Alfea e Comune giocheranno le loro mosse.
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