Gioco
Ecco i “diecisti” per caso Tutti casa, libri e musica
Studiano (ma non troppo) e non disdegnano lo sport, gli amori e i passatempi Sono gli “studenti modello” dei licei Cecioni ed Enriques: andiamo a scoprirli
LIVORNO. C’è chi li chiama "secchioni", ma a sentirli parlare non sembra proprio che debbano studiare per darti una risposta. Forse perché – nonostante l’età – hanno già capito che tra i testi da studiare ce n’è uno più importante degli altri: è quello che Cartesio chiamava il “gran libro del mondo”.
Parliamo dei “diecisti” dei licei Enriques e Cecioni. Si tratta di studenti modello, ma ancor più di ragazzi a 360 gradi, con il loro carico di passioni, amori, ambizioni e impegni. Come Matteo Ferrito, 4ª L all’Enriques, doppio 10 in pagella: «Faccio animazione nella parrocchia di Coteto e fra poco partirò per il campeggio con i ragazzini. Poi faccio tennis e mi piace il pop-rock, ad esempio Maroon5 e se l’anno scorso facevo chitarra ora vado a lezione di canto. No, non sono uno che si rinchiude in casa. Il futuro? A fine agosto andrò alla Misericordia a provare in anticipo i test d’ingresso di medicina. Dispostissimo anche a fare la valigia».
Ne abbiamo sentiti alcuni (altri ne intervisteremo nei prossimi giorni) per farci raccontare gli ingredienti con cui hanno cucinato il piatto del successo: a scuola e non solo.
I geniali fratelli Scheveger. Uno milita nel team che ha stravinto la “cacciuccata matematica”, si diletta con i premi di poesia e si distrae intendendo il ciclismo come una pratica zen. L’altra colleziona “10” in pagella, adora la pallavolo e divora libri fantasy. Parliamo dei geniali fratelli Scheveger: lui si chiama Enrico, ha 19 anni e farà la maturità al Cecioni; lei, invece, si chiama Linda, è un anno più piccola e fantastica sul dopodomani dall’alto dei bei voti ottenuti in chimica e matematica. C’è da chiedersi cosa si mangia in quella famiglia. «Niente di particolare, – spiega Linda – diciamo che i nostri genitori ci hanno insegnato a non risparmiare le energie e che abbiamo preso esempio dalla loro voglia di fare». Enrico, che è più genio e sregolatezza rispetto alla sorella, presto dovrà decidere cosa fare della sua vita: «Quale facoltà? Il cuore direbbe matematica, il portafoglio ingegneria. Vedremo, certo è che la matematica ti apre la testa e ti permette di adattarti a nuove tipologie di lavoro. Un aspetto da non sottovalutare».
Anche Linda condivide lo stesso dubbio del fratello, ma dato che ha un anno di tempo in più per decidere, preferisce non pensarci troppo: «Per ora leggo – spiega – È il mio passatempo preferito. Ho appena finito un libro di Laurell K Hamilton. E poi vado in bici con mio fratello. Il nostro rapporto? Buono, diciamo che ci lasciamo vivere. Ma non credo che all’università andremo ad abitare insieme. Se la sede fosse Pisa faremmo i pendolari: non ce la sentiamo proprio di abbandonare Livorno».
Se la notte aiuta a studiare. Storia, filosofia, disegno. «E in più c’è anche il 10 in comportamento». Carlotta Nassi è precisa e ci tiene a far bene. Sia quando si tratta di esporre la teoria delle idee di Platone al prof, sia quando deve avanzare a rete per chiudere il punto in una partita di tennis. Dietro i banchi della terza A dell’Enriques ha collezionato ben tre dieci (più quello in condotta) senza per questo sottrarre tempo alla sua vita da adolescente e da sportiva. Ogni giorno Carlotta passa circa tre ore alla cooperativa Tennis Livorno, in Banditella, quartiere dove abita. E anche lì colleziona risultati nei tornei in terza categoria.
«Il mio segreto? Cerco di stare attenta in classe e poi studio di notte, ma non più di 2-3 ore. Di giorno ho meno tempo: al mattino c’è la scuola mentre di pomeriggio sono impegnata con gli allenamenti. Ormai mi sono abituata ad aprire i libri soltanto dopo cena e devo dire che la cosa funziona. La mia materia preferita è filosofia ma non so se sia il caso di approfondirla all’università. Forse sarebbe meglio provare a diventare psicologa, una professione che mi affascina, ma confesso di non avere le idee molto chiare. So solo che la facoltà si trova a Firenze e che non sarebbe un problema andare a vivere in quella città per studiare».
Libri e musica sì, donne no. Per ottenere buoni risultati è importante anche avere la sicurezza dei propri mezzi. E Francesco Weiss, 18 anni, studente fenomeno di 5ª A dell’Enriques con un ben nove di 10 in pagella, sembra consapevole di questa piccola regola di vita.
«La formula del successo? Semplice, non cercarlo – spiega – Sono una persona curiosa e questo aiuta. Non passo le giornate a studiare ma mi piace documentarmi indipendentemente dai programmi scolastici. E anche negli hobby cerco qualcosa che metta in moto il cervello. Mi piace la musica: prima avevo un gruppo, ora mi diverte a suonare il jazz al piano con un amico sassofonista. Il calcio? Non lo pratico. Correre dietro a una palla non mi entusiasma».
I più bravi della classe a volte sono oggetto di scherno da parte dei compagni, ma Francesco sa difendersi: «La canzonatura del secchione a me non la possono certo fare, visto che non sono quello che trascorre più tempo sui libri. E poi le relazioni sono buone anche se non proprio soddisfacenti: a scuola come nella vita trovo raramente persone che mi soddisfano intellettualmente». E le donne? «Non sono fidanzato e in generale il mio rapporto con le donne è pessimo. Direi che è decisamente migliore quello con i libri».
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