Il Tirreno

Livorno

Bartoli (federcoopesca)

Il guaio non è il tipo di pesca ma chi non rispetta le regole

LIVORNO. «Evitiamo la guerra tra poveri: il problema non è chi pesca a strascico o chi usa i tramagli. Il problema, in sostanza, non è il tipo di pesca, ma chi non rispetta la normativa. Le regole,...

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LIVORNO. «Evitiamo la guerra tra poveri: il problema non è chi pesca a strascico o chi usa i tramagli. Il problema, in sostanza, non è il tipo di pesca, ma chi non rispetta la normativa. Le regole, sia nazionali che comunitarie, ci sono e - hanno ragione i pescatori che hanno deciso di scrivere al prefetto - vanno fatte rispettare». Lo ripete tre volte Andrea Bartoli, consigliere di Federcoopesca, ovvero la federazione che in Italia raggruppa le cooperative di pescatori.

Bartoli fa sapere che «abbiamo segnalato anche a livello regionale un problema che si è presentato lungo la nostra costa negli ultimi anni e che si è accentuato proprio a inizio 2012: complice la crisi, imbarcazioni che non sono della marineria toscana ma arrivano dal sud e dall’Adriatico, pescano a strascico davanti a Livorno. Stiamo parlando di barche superiori ai 20 metri, che hanno l’autorizzazione a calare le reti anche oltre i propri compartimenti territoriali e sono difficilmente monitorabili perché hanno proprie linee di commercializzazione, sbarcano di notte e lontano dai nostri pescherecci».

«Non vogliamo accusare nessuno – puntualizza – ma chiediamo che ci sia un monitoraggio costante. A quanto ci risulta alcune di queste barche vendono il pesce in modo autonomo, anche al nostro mercato ittico. Invece, ad esempio, le nove barche che fanno parte della coop Labronica Motopescherecci (tutte realtà a strascico) fanno un’asta privata al Picchianti: è tutto registrato, si sa dove e quanto pescano».

La normativa in materia, come sottolinea Bartoli, è chiarissima: si può effettuare attività a strascico fuori dalle 3 miglia a qualsiasi profondità, oppure oltre un miglio e mezzo dalla costa se ci sono almeno 50 metri di fondale. È sempre vietato in presenza di vincoli ambientali e praterie di posidonia, habitat naturale per molte specie marine.

«Il problema sulle nostre secche – conferma Bartoli – c’è e hanno fatto bene i pescatori a segnalarlo».

Davanti ai Quattro Mori lavorano soprattutto equipaggi di Livorno, Piombino e Viareggio. Poi, stando a quanto riferito da Federcoopesca, da un po’ si vedono anche pescherecci ospiti.

«Le barche che superano i 15 metri – ricorda il consigliere – sono obbligate a tenere a bordo una strumentazione (la blue box, scatola blu) che ogni due ore segnala alla guardia costiera dove si trova la cabina di comando. I sistemi per controllare, insomma, ci sono e devono essere applicati. Anche per evitare la guerra tra poveri: molti pescatori a strascico, lo ripeto, lavorano responsabilmente».

Dalla coop Azimut chiederanno alle autorità competenti di valutare se sia possibile controllare il pesce (ed eventualmente sequestrarlo) una volta arrivato a terra. «Se nelle casse delle barche a strascico ci sono solo pesci da scoglio – azzarda il presidente Agostino Mennella – può voler dire che le catene sono state trascinate sulle secche». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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