Il Tirreno

Livorno

Economia ko, prestiti giù Le banche tirano il freno

di Mauro Zucchelli
Economia ko, prestiti giù Le banche tirano il freno

In picchiata gli impieghi nell’edilizia. Troppi giovani non studiano né lavorano Non esplode la disoccupazione ma solo per il boom della cassa integrazione

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LIVORNO. C’è un doppio segnale d’allarme che spunta fuori dalla presentazione del Rapporto di Bankitalia sull’economia toscana (con le conclusioni affidate al prof. Marco Allegrini dell’Università di Pisa).

Del duplice svegliarino, il primo arriva da Angelica Pagliarulo, direttore della filiale livornese dell’istituto: il flusso dei prestiti da parte delle banche è cresciuto sempre meno fino a fermarsi alla fine dello scorso anno, e ora da Capodanno a fine marzo è calato.

Non basta: l’altra sottolineatura riguarda la Livorno che verrà e la mette sul tavolo Roberto Nardi, presidente della Camera di commercio: «Livorno – dice seguendo il filo rosso di riflessioni avviate con il dossier Cciaa presentato la settimana scorsa – campa sempre meno di redditi da lavoro e sempre più di introiti derivanti da pensioni e ammortizzatori sociali. Potrebbero essere il polmone per garantirci una ristrutturazione del sistema economico senza scossoni né drammi sociali? Attenzione, ora tante famiglie restano a galla in virtù della pensione della nonna, in futuro si ridurrà questa capacità delle pensioni di fare da “ombrello”, basteranno tutt’al più per il pensionato. Con pensioni più povere ci ritroveremo insomma senza il puntello che oggi tiene in piedi la baracca...».

La “fotografia” statistica citata da Pagliarulo indica che a trascinare giù gli impieghi sono anche, anzi forse soprattutto, i guai dell’edilizia (meno 6%).

Occhio, però, che non tutti i gatti sono bigi: il “termome- tro” di Bankitalia fra cifre e percentuali avverte che la raccolta dei risparmi ha progressivamente tirato il freno fino alla fine dello scorso, poi nei primi mesi di quest’anno mentre i prestiti calavano l’afflusso dei risparmi aumentava. Seppur di poco (tutt’al più un paio di punti percentuali).

Non è l’unico tassello del puzzle che sembra mostrare un andamento divergente al proprio interno. Un altro esempio? Come affermerà poi Michele Benvenuti, economista della sede fiorentina dell’istituto bancario, per il commercio continua il bagno di sangue dal punto di vista delle vendite al dettaglio che di trimestre in trimestre sono in diminuzione ormai da quattro anni: se questo vale un po’ dappertutto in Toscana, Pagliarulo lo quantifica in un calo del 4% qui da noi. Eppure, al tempo stesso, aumentano le imprese (più 1,5%).

No, non tira una brezza che gonfia le vele dello sviluppo. Al contrario, sembra un libeccio maligno che spazza la costa. Ad esempio, – dice la responsabile della sede livornese – sull’export Livorno mette in lista il secondo peggior risultato regionale. E se è vero che l’ex Toscana felix risente parecchio della crisi, il fatto che la produzione industriale sia calata di cinque punti percentuali non è rincuorante, anche se questa batosta è in linea con quel che accade nel resto della regione.

Ma Benvenuti però invita a saper guardare “dentro” l’affanno del nostro sistema economico toscano. Non c’è dubbio che nelle costruzioni si registri una Caporetto (meno 9,8% il valore della produzione, meno 7,2% gli iscritti alla Cassa Edile, meno 5,2% le ore lavorate). E se la disoccupazione non esplode – rincara – è solo perché la cassa integrazione assorbe i guai come una spugna: le ore autorizzate si moltiplicano per cinque. Senza contare che il 70% delle imprese interpellate riferisce che sta subendo il contraccolpo dei ritardati pagamenti da parte di enti pubblici.

L’economista di Bankitalia mette l’accento su due aspetti.

L’uno: non aumenta la disoccupazione ma in parte l’arcipelago di quanti sono perfino troppo sfiduciati per cercare un lavoro. C’è un boom di giovani “né né”, cioè che né studiano né lavorano.

L’ altro: c’è anche una parte di economia che ha ripreso a tirare. Quale? È quella legata al made in Italy, a cominciare dal settore cuoio pelli calzature che sui scala regionale mostra una impennata del 22%. Comunque, se le famiglie tirano la cinghia e il mercato interno è debole, se il settore pubblico è in austerity e non può buttare in campo un po’ di appalti, significa che campa solo chi fa export.

D’altronde, il credito soffre, come spiega Silvia Del Prete, anch’essa economista di Bankitakia: si chiedono prestiti spesso per ristrutturare l’indebitamento anziché per investire e per le piccole imprese la strada resta tutta in salita (meno 4,6% nel primo trimestre 2012).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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